Le particolari competenze richieste per legge escludono il reclutamento interno e «aprono alla via obbligata del concorso pubblico»
CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – L’imminenza del «pensionamento dell’attuale comandante della polizia municipale, Luisella Alberti, che ha partecipato ai lavori» è stata al centro dei lavori della commissione congiunta Servizi e Programmazione di Città di Castello, che si è riunita oggi e che si riunirà di nuovo tra un mese «quando tale piano di revisione sarà presentato agli organismi» competenti.
La nota del comune, in sostanza, recita così: comandante di polizia municipale cercasi. Sono state le sollecitazioni delle minoranze in consiglio a sollevare l’argomento. Il segretario comunale Bruno Decenti ha illustrato le soluzioni previste dalla legge tra cui un declassamento del Corpo in servizio, che consentirebbe di nominarne a capo un appartenente ai livelli apicali ma non dirigenziali, che sarebbe alle dirette dipendenze del sindaco.
«Negli interventi che hanno preceduto la commissione – prosegue la nota – le modalità della successione avevano rappresentato un punto di grande interesse comune, così come la dotazione del corpo. Tra gli elementi di valutazione posti all’attenzione dei commissari è stato sottolineata la difficoltà di procedere ad un potenziamento dell’organico, chiesto da più parti, a causa dei vincoli del Patto di stabilità che contingentano le assunzioni». Ma, si legge ancora: «Le particolari competenze previste dalla legge per il comandante escludono che possa essere reclutato all’interno delle risorse umane dirigenziali disponibili e aprono alla via obbligata del concorso pubblico per individuare il sostituto. Tra i commissari sono emerse convergenze sulla priorità assegnata alla riorganizzazione del corpo, considerato un presidio di legalità e il fronte più avanzato con i cittadini. Sul mix tra la natura preventiva e repressiva della Polizia municipale invece si sono registrati dei distinguo sulla base dell’interpretazione della legge regionale in merito che ne prevede la militarizzazione, senza tuttavia introdurre l’obbligo di perseguire questa trasformazione».


