Le fiabe sonore
Le fiabe sonore

[Le fiabe sonore]

un contributo di “Il tarlo”

Quando la mia sorella più piccola aveva sette, otto anni i miei genitori compravano le “Fiabe sonore”, bellissima edizione della casa editrice Fabbri. Piacevano molto anche a me perché tutte le storie iniziavano con “A mille ce n’è nel mio cuore di fiabe da narrar, venite con me, nel mio mondo incantato per sognar…”

Mi piaceva tantissimo raccontare storie di mia invenzione alle mie sorelline e quella canzoncina rappresentava bene il mio pensiero, anche le mie storie uscivano dal cuore ed erano fatte per sognare. Contemplavo rapita le illustrazioni perché ho sempre amato disegnare. Il disco era realizzato in modo che il bambino fosse autonomo nella lettura, si udiva anche un suono particolare che avvertiva di girare la pagina per proseguire.
La frequente interruzione della voce narrante che lasciava troppo spesso posto ad una canzoncina, mi dava fastidio.

Ammetto di non essere mai riuscita ad apprezzare neppure i migliori music hall, ho fatto eccezione solo per “Jesus Christ super star” che mi ha riportato a cinema ben due volte oltre la prima. Eppure Il filo dei ricordi questa mattina ha preso il via proprio da una di quelle canzoncine, mentre mi davo da fare in casa. Con impegno, ma anche con un certo piacere mettevo ordine dopo una giornata trascorsa a festeggiare la befana con i miei nipotini. Mi sono accorta che canticchiavo la canzoncina dei tre porcellini: “La mia casa ho costruito, senza aiuto, sol per me e adesso che ho finito mi ci sento come un re”.

Per quelli della mia generazione era un imprescindibile traguardo quello di “farsi” casa, insieme a quello di sposarsi e di “mettere su famiglia”. Come potevamo immaginare che la casa si trasformasse da ambito traguardo a gravame fiscale? Come potevamo pensare di fare qualcosa di diverso de quello che i nostri genitori avevano fatto e ci avevano sollecitato a fare? Come potevamo aspettarci un futuro come il nostro presente? I nostri giovani non ci somigliano, non hanno mai pensato che i loro traguardi fossero uguali ai nostri, hanno saputo e, spesso, dovuto inventarsi tutto. Noi rischiamo di rimanere schiacciati fra due sistemi di valori completamente diversi senza riuscire neppure ad esprimere una preferenza. Troppo vecchi per cambiare tutto e fare come i nostri giovani, troppo giovani per rassegnarci a questa “fregatura”.

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