[Niente paura, siamo bambini]

un contributo di “Il tarlo”

Anche questa volta prendo spunto da una fiaba, quella del “Pifferaio magico”, una fiaba che non rispetta la regola del lieto fine, probabilmente perché consiste nella trasposizione di un evento reale; in proposito sono state formulate numerose ipotesi, non verificabili ma fondate su elementi storici, una di queste è che la fiaba si riferisca
alla storia di una “migrazione di bambini”, se così fosse sarebbe tristemente attuale.

Quando l’ho ascoltata per la prima volta ne avevo già sentite tante di storie tristi e spaventose, in esse ai bambini accadevano cose terrificanti, venivano abbandonati nei boschi; rapiti da streghe; rischiavano di essere preda di orchi o di lupi; erano soggiogati da maghi, vessati da crudeli matrigne…, penso che invece di dare un senso alle mie paure e di esorcizzarle, le incrementassero.
Ma questa favola mi fece particolarmente male perché, appunto, non ha un lieto fine e forse anche perché non vi si narra la contesa fra i buoni ed i cattivi, sia gli abitanti di Hamelin che il pifferaio ingaggiato per eliminare i topi dalla città, dimostrano di avere poco rispetto per i bambini che, alla fine, sono le vittime innocenti degli adulti.
Sappiamo tutti che tra i motivi per cui venivano create e narrate sia le fiabe che le favole c’era quello di insegnare ai bambini la prudenza per affrontare un mondo per loro molto pericoloso, ma sappiamo anche che in genere i bambini preferiscono interpretare il ruolo del cattivo, che gli consente di sentirsi forti o il ruolo del buono, quando dà botte
da orbi al cattivo. Dimostrano di saperlo molto bene i produttori di film, video cartoon, giocattoli, pubblicità…

Non mi piacciono i discorsi che cominciano con “ai miei tempi…” anche se, qualche volta mi viene di pensare che alcune cose sarebbe stato meglio lasciarle come stavano, ma per quanto riguarda l’infanzia penso che in ogni epoca siano stati commessi errori imperdonabili.
Tra quelli attuali ce ne sono alcuni particolarmente insidiosi perché non evidenti e denunciano comunque la mancanza di rispetto per i bambini che, spesso, non sono riconosciuti come titolari di diritti.
E’ bello, ad esempio, che siano sempre più numerose le strutture recettive attrezzate per accogliere i nostri amati amici a quattro zampe è un segno di civiltà, ma che dire delle strutture che garantiscono ai loro ospiti di non trovarvi bambini? Non sono i bambini a dare fastidio sono i maleducati, di qualsiasi età.
Fra i tanti c’è un errore che ritengo molto preoccupante: per attrezzare i bambini contro i pericoli si sceglie troppo spesso la negazione dell’infanzia stessa, si fa in modo che i bambini si comportino al più presto come adulti in miniatura e per di più come adulti “vincenti”, incentivandone piuttosto che l’intelligenza la furberia, piuttosto che la
genuinità le capacità di seduzione, piuttosto che la socievolezza l’aggressività…

Sto esagerando, naturalmente, solo per essere più chiara, se fosse così veramente i bambini starebbero meglio col Pifferaio magico.

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