POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Ristoranti con tavoli a 4 metri, bar sulle stesse distanze ma ancora nel mistero. Niente è arrivato neanche per i negozi al dettaglio. Il Dpcm atteso non c’è. Ma c’è l’impegno della Regione per ripartire il 18. Ecco i testi dei decreti Inail per ristoranti e spiagge
di Marco Brunacci
PERUGIA – Le linee guida dell’Inail le potete leggere qui di seguito per intero. Riguardano ristorazione e spiagge (in Umbria il lago Trasimeno e quello di Piediluco) e difficilmente si può non dare ragione al governatore del Veneto, Zaia, il quale sostiene che con queste regole, rigidamente applicate, niente si riapre.
E allora ecco il tema: si può fare un “abito sartoriale” per le diverse situazioni, con le Regioni che se ne assumono la responsabilità, accettando di dare permessi e di valutare se poi tornare indietro, in presenza di condizioni che possono nuocere alla salute?
Il tema è fondamentale. Non si risolve probabilmente in serata, perché c’è il ministro Boccia che è sempre più cupo. Il ruolo del ministro “a doppia mandata” gli deve piacere tanto come il Dicastero alle chiusure del quale è diventato il titolare indiscusso, visto che il pur prudente ministro Speranza ogni tanto si lascia andare a qualche mezzo sorriso che, nella sua facies sconsolata, conta più di un hurrà.
L’Umbria qui però ha già deciso e in nome e per conto – dicono con forza – di tutti quei padri di famiglia che se non seguissero con precisione le norme dell’Inail potrebbero essere chiamati a risponderne in tribunale: applicheranno senza fare eccezioni. Se l’Inail dice 4 metri tra tavolo e tavolo per i ristoranti saranno 4 metri. Le spiagge? 5 metri? saranno 5 metri tra ombrellone e ombrellone.
Per i ristoranti la salvezza dovrebbero essere le paratie di plexiglass. E poi qualcuno vorrebbe sapere se queste norme valgono anche per i tavoli all’aperto. Ma questo è e resta un vero mistero.
Ragionevoli sono invece i suggerimenti (perché non si parla di prescrizioni) per i parrucchieri e i centro estetici. Come si sa: mascherine, anche per il cliente, guanti, visiera. Tutto quello che serve per non far transitare i droplets del contagio (le famose goccioline), insieme ad appuntamenti rigorosi e kit monouso.
Restano invece nel limbo delle grande idee di questo Governo – che dal 15 aprile scorso, dopo aver fatto quel che si poteva fare, pensa a come restare chiusi e progetta un futuro conventuale per il Paese, spendendo e spandendo la paura del contagio – le linee guida per i negozi al dettaglio. Buon senso impone di immaginare che valgano le stesse indicazioni date per i negozi di abbigliamento per bambini e per le librerie. Ma se c’è un grande assente, sull’asse che va da Arcuri ai geni specialisti del lockdown infinito, questo è il buon senso.
E allora: le Regioni restano in attesa del Dpcm che sblocca le riaperture del 18. Non è ancora arrivato. Forse oggi, ma anche domani, visto che sono abituati a fare le uscite in TV dell’ultim’ora, pensando più all’audience che alle necessità dei poveri commercianti e artigiani che devono organizzarsi. Ma poi l’Umbria non promette sorprese. Applicherà e farà ripartire. Nella consapevolezza che questo è il momento cruciale per ricominciare. Poi, magari, più avanti, si vedrà.
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I link alle linee guida Inail:


