L’Umbria dal 18 riapre, con le altre regioni, negozi, bar, ristoranti, parrucchieri. Se il Governo non fa il fenomeno con i protocolli

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Passa un compromesso al ribasso tra Governo e Regioni. Ma dopo lo stop di giovedì scorso, resta ancora il batticuore per il nodo dei criteri per la sicurezza che l’Inail dovrà dare al ministro Boccia entro venerdì

di Marco Brunacci

PERUGIA – Si riapre dal 18. I negozi al dettaglio. Di sicuro. Anche bar e ristoranti da quel che si è capito, sempre che i criteri di sicurezza siano ragionevoli. Sì per i parrucchieri, attesissimi dai clienti ormai ridotti ad emuli dei Beatles. E centri estetici per le signore. Naturalmente tutte le riaperture decise da venerdì, dopo che verranno svelati i “protocolli” di sicurezza, come abbiamo già avuto modo di dire, non quelli dei Saggi di Sion, ma quelli ugualmente bramati e misteriosi dell’Inail.

Da quel che dicono è stata una riunione movimentata ma non ci sono storie: il Governo ha fatto il bello e il cattivo tempo, le Regioni hanno fatto il possibile, per dirla in positivo, hanno mostrato tutti i limiti che hanno nei loro poteri e nel loro modo di dispiegarli in un frangente così terribile, per dirla così com’è. E il risultato – lo avete letto nella nota ufficiale dell’Umbria pubblicata anche da City journal – è quello che è. Un compromesso del compromesso del compromesso. Sperando che i “protocolli” per i bar non prevedano distanziamenti al bancone superiori ai 100 metri. Sperando che l’Inail e il ministro Boccia e pure il ministro Speranza, un moderno archetipo perchè unico al mondo a rappresentare un partito che non c’è più, non chiedano di portare oltre ai protocolli anche l’Arca del Patto completa di Indiana Jones da giovane, se si vuol riaprire. Amen.

Le persone meglio informate dicono che però, in linea di massima, l’accordo Governo-Regioni c’è. Si tratterà poi di vedere, all’atto pratico, se ai ristoratori conviene riaprire perdendo il 60% dei posti a sedere, o se i baristi preferiscono cambiar mestiere piuttosto che ricominciare per tre caffè e una bibita al giorno.
L’Umbria non ha provato a far valere le sue performance sanitarie e l’opera benchmark nell’arginare il virus. Dato che qui fioccano ricorsi al Tar, che l’aria è questa: se ti muovi ti prendi del diffusore di epidemie e rischi di brutto, mentre non esiste che puoi essere accusato di diffusione della povertà, beh, alla fine la Regione si è tutelata.
Certo non è un successo. Forse per nessuno. Magari neanche per Boccia che aveva mandato avanti Bonaccini a fare un primo buon compromesso (il primo, quello di giovedì scorso) e poi gli ha spiegato che non serviva a niente perché tanto fino al 18 non ripartiva alcunché.
Penalizzando (ma sarà un problema culturale della sinistra di avercela con loro? una sorta di richiamo ancestrale?) i commercianti e gli artigiani. Rispetto al buon compromesso di giovedì scorso hanno infatti perso una settimana solo i disgraziati dei negozi di abbigliamento e di calzature e di oreficeria, che hanno il rischio limitatissimo con le apposite norme di sicurezza e che comunque è lo stesso identico dei negozi di abbigliamento per bambini e delle librerie cui è stato consentito di aprire senza linee guida dell’Inail.

Allora Boccia non può cantare tutta questa vittoria ma di sicuro ha ottenuto un risultato. I governatori alla fine si sono allineati. I dispiaceri al Governo sono arrivati dalle Regioni a statuto speciale che però, in forza delle leggi vigenti, rischiavano obiettivamente di meno. L’Alto Adige ha riaperto di tutto e di più. Sardegna e Friuli sono molto avanti con i compiti.
L’Umbria, per dirla in linguaggio ciclistico, è stata risucchiata dal gruppo, ma da una parte, come detto, si è tutelata con il Governo nazionale che ha dimostrato di voler usare tutte le leggi a sua disposizione, dall’altra anche con l’opposizione interna. Magari la Giunta non potrà gridare al grande successo per questo risultato, ma non sarà facile – per dirla con una facezia – leggere una interrogazione degli ottimi Bori e De Luca, con aggiunta dell’evegreen Paparelli, che dice: “Vi siete fidati del nostro Governo, avete sbagliato. Dimettetevi”.

E allora: giovedì scorso è andato in cavalleria il primo compromesso, quello al ribasso arriverà venerdì dopo le linee guida dell’Inail. E’ escluso che ci siano grandi levate di scudi da parte delle categorie che sono in bilico. In una crisi così possono solo sperare, per non affondare, di avere qualche finanziamento dal Governo, che può continuare a fare il forte davanti a tanta debolezza.
Il momento è terribile. Dall’emergenza sanitaria a quella economica. Navigando a vista, contro un nemico, per colmo di fregatura, invisibile. Il virus come il futuro del Paese.

Post scriptum. Va segnalato, prima di chiudere questa Pole Politik, un esemplare Andrea Romizi, il principe del Romizishire, ma sempre più anche coordinatore della nouvelle vague di Forza Italia regionale.
In una nota, con toni felpati – anche la senatrice Modena lo ha fatto ma lui è stato per l’appunto principesco – loda la presidente della Regione e insiste perchè continui nel suo impegno per ottenere le riaperture il 18, pur conoscendo bene tutte le considerazioni di cui sopra.
Misurato, ecumenico, non aggressivo. Il futuro è suo. Ha brevettato un modo di fare il sindaco. Sta limando, dopo aver perlustrato passo passo il cammino che vuol percorrere, anche il nuovo modo di essere leader di partito. Avvertite gli avversari: il romizismo, dialogante, mai gridato, inclusivo, che preferisce l’ovvio al brillante pur di non creare ferite, sarà una brutta bestia per tutti. Alleati e competitor.

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