«Si nega la possibilità di scegliere il metodo meno invasivo. Vanno rafforzati i consultori, non riempiti gli ospedali in tempi di coronavirus»
PERUGIA – «La Regione Umbria sceglie di accanirsi contro le donne, la loro libertà ed autodeterminazione e lo fa con un provvedimento fortemente ideologico che riporta l’Umbria indietro di anni, allontanandola dal resto d’Europa».
È duro il giudizio della Cgil dell’Umbria rispetto alla scelta della giunta Tesei, su spinta dell’assessore leghista alla Sanità Luca Coletto, di abrogare la delibera regionale approvata nel dicembre 2018, che dava indicazione agli ospedali umbri di organizzare con day hospital il servizio per la interruzione volontaria della gravidanza (IVG) farmacologica. «In pratica – affermano per la Cgil dell’Umbria Barbara Mischianti e Fabrizio Fratini – si nega alle donne la possibilità di scegliere il metodo meno invasivo per loro, imponendo un ricovero per 3 giorni e rendendo sempre più difficile il percorso per ottenere l’aborto farmacologico, il tutto con un evidente aggravio di costi per il sistema sanitario e per giunta andando ad intasare ulteriormente gli ospedali in epoca di Coronavirus». «Riteniamo la scelta della Regione assolutamente sbagliata e penalizzante – concludono Mischianti e Fratini – e per questo la Cgil è pronta a mobilitarsi al fianco delle associazioni delle donne».
Stessa posizione per la Cgil di Perugia che giudica inaccettabile e inutile l’accanimento contro le donne della giunta regionale dell’Umbria, che ha deciso di annullare la possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico in regime domiciliare o di day hospital. «È una scelta inaccettabile – scrivono in una nota le segretarie Vanda Scarpelli, Elisabetta Masciarri e Giuliana Renelli, insieme al coordinamento donne dello Spi Cgil di Perugia – una pesante azione contro la volontà di autodeterminazione delle donne, peraltro compiuta con un aumento dei costi complessivi. Ricordiamo che la Cgil di Perugia già da tempo aveva richiesto la possibilità di utilizzo della Ru senza ricorrere all’ospedalizzazione e un rafforzamento dei servizi consultoriali in tutta la provincia. Servizi ad oggi in parte chiusi o comunque depotenziati». «La pandemia dovrebbe aver evidenziato quanto la sanità territoriale vada rafforzata e non depotenziata in un’ottica tutta ospedalo-centrica – continuano dalla Cgil di Perugia – Chiediamo quindi che la Giunta riveda questa decisione, rafforzi ed ampli i servizi consultoriali e nel caso contrario non esiterrmo a promuovere una larga mobilitazione».
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