Il piano della Regione e i dubbi sollevati da Simona Meloni (Pd)
PERUGIA – La vaccinazione antinfluenzale è già stata avviata e proseguirà secondo il programma stabilito: lo comunica in una nota dell’ente l’assessore alla Salute della Regione Umbria, Luca Coletto, informando che «il vaccino destinato agli over 65 è già stato distribuito ai medici di medicina generale che stanno già vaccinando i pazienti interessati».
«Per quanto riguarda il vaccino tetravalente utilizzabile dai 3 ai 64 anni – prosegue la nota -, destinato alle categorie a rischio per patologie o condizioni di lavoro, sono state consegnate le dosi della prima tranche ai medici di medicina generale, la seconda tranche sarà distribuita non appena disponibile, presumibilmente entro dicembre. Del vaccino pediatrico (da 6 mesi a 3 anni) sono disponibili 6000 dosi utili a coprire con i 2 richiami 3000 mila bambini, dando priorità a quelli a rischio. I tempi di somministrazione presso gli studi medici sono gli stessi sia per i medici di medicina generale, sia per i pediatri di libera scelta che, in base ai vaccini disponibili, chiameranno i loro assistiti».
Una risposta ai dubbi avanzati dalla vicepresidente dell’Assemblea legislativa Simona Meloni (Pd). Che con un’interrogazione rivolta all’esecutivo di palazzo Donini ha chiesto che «la Giunta regionale chiarisca le ragioni della carenza di dosi vaccinali e spieghi quali azioni intende intraprendere per assicurare un’esauriente copertura vaccinale antinfluenzale alle categorie considerate a rischio, tra cui i bambini. Renda inoltre noti i tempi entro i quali la nostra regione entrerà in possesso delle dosi necessarie, tenendo conto della risalita dei contagi e dell’imminente sovrapporsi dell’influenza autunnale con la pandemia». Nell’atto ispettivo Meloni evidenzia che «le vaccinazioni risultano fondamentali per ridurre le complicanze da influenza nei soggetti a rischio e per limitare gli accessi al pronto soccorso, oltre che per semplificare la diagnosi e la gestione dei casi sospetti e liberare risorse sanitarie destinabili alla gestione dell’emergenza. I sintomi dell’influenza, infatti, almeno in una fase iniziale, sono simili a quelli di altre infezioni respiratorie, compreso quelli da nuovo Coronavirus e ciò rischia di rendere difficile la diagnosi differenziale basandosi solo sui sintomi, con il rischio di ritardare le cure, dove necessario, o di sottovalutare l’epidemia, soprattutto nel periodo in cui l’influenza raggiunge il suo maggiore picco».
«Le vaccinazioni contro i virus influenzali – rimarca Simona Meloni – in concomitanza della circolazione del virus sars-cov-2, possono contribuire a ridurre l’impatto globale della malattia in termini di salute, costi economici e sociali, riducendo il carico complessivo di infezioni respiratorie nella popolazione, rendendo più facile la diagnosi differenziale all’insorgere di patologie respiratorie specie nelle persone a rischio e negli operatori sanitari, direttamente coinvolti nella gestione dell’emergenza. I bambini di età compresa tra 6 mesi e 6 anni sono considerati il principale serbatoio e veicolo d’infezione e per questo sono stati inseriti nelle categorie da immunizzare prioritariamente contro l’influenza, al fine di tentare di ridurre al massimo la circolazione del virus ritenuta ‘molto alta’ nella fascia 0-4 anni e ‘sostenuta’ fino ai 14 anni, contribuendo contemporaneamente a tutelare la salute dei cittadini di età più avanzata».
#coronavirus #covid19 #umbria #vaccino #influenza #lucacoletto #simonameloni


