Malattie cardiovascolari: la pandemia non ferma la ricerca

Ospedale Perugia, la rassicurazione: «Assistenza ai malati non Covid è garantita»

PERUGIA – «Crediamo sia necessario rassicurare i cittadini che anche durante la pandemia la ricerca e l’assistenza ai malati non Covid19 va avanti»: così il professor Paolo Gresele e il dottor Maurizio Del Penti, in servizio presso le strutture di Medicina interna e cardiovascolare e di cardiologia dell’Azienda ospedaliera di Perugia. 

Uno studio dei due professionisti è stato pubblicato su un’importante rivista scientifica (International Journal of Cardiology) e riguarda la relazione tra la malattia coronarica con infarto acuto del miocardio e la malattia aterosclerotica periferica. La ricerca Start Antiplatetelt dimostra come i pazienti che si presentano in ospedale per infarto acuto del miocardio siano esposti a rischi enormemente maggiori se portatori di patologia aterosclerotica periferica.

«Abbiamo osservato – sottolinea il dottor Del Pinto – che tali rischi raddoppiano rispetto agli altri pazienti, sia per mortalità che per nuovi eventi vascolari gravi. In più -aggiunge- gli eventi avversi si sostanziano in tempi molto più brevi rispetto agli altri non affetti da patologia periferica».

Altra peculiarità messa in evidenza dalla ricerca é quella che ai pazienti più gravi degli altri, vengono somministrati trattamenti medici meno aggressivi, anche con terapie ben codificate come uso di statine e di duplice terapia antiaggregante. Da ultimo, i due ricercatori hanno evidenziato come la patologia aterosclerotica periferica, se ben ricercata e diagnosticata con la misurazione dell’ABI (indice pressorio arto inferiore-braccio), è presente in quasi il 20% dei pazienti con infarto acuto del miocardio. «Una percentuale – osserva il prof. Gresele ben più alta di quanto riportato generalmente in ambito clinico e che lo studio evidenzia in maniera chiara».

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