Scacco al Moloch dalle 14 teste, 1500 dipendenti e 31 milioni di costi fissi per la Regione. Al via la prima fusione tra Partecipate

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Tesei promette: «Siamo qui per cambiare le cose», ma l’impegno è gravoso. Umbria sanità e Umbria digitale vanno a nozze per entrare nella sanità del Terzo Millennio. Prime indicazioni su agricoltura e ambiente. Sull’economia si riflette

di Marco Brunacci

PERUGIA – È un Moloch a 14 teste. Hanno passato anni ad adorarlo come l’espressione più alta di un governo interventista in economia, in agricoltura e in ogni altro settore della vita pubblica. Il centrosinistra degli ultimi 10 anni ha poi provato a domarlo, inutilmente. Ora ci prova Donatella Tesei, la presidente della Regione ha un piano preciso e tanti limiti, che sono dovuti alla legislazione e allo status quo. Ma la “Regione leggera”, se si vuole attuare, passa da qui e soltanto da qui.

Perché qui ci stanno 1500 dipendenti, non uno di meno, che non verranno tagliati (provateci voi se ci riuscite con le vigenti norme del pubblico impiego) ma “razionalizzati”, e 31 milioni di spese ogni anno che arrivano direttamente dal bilancio disponibile della Regione, che è di 270 milioni appena (il resto è tutta sanità). Non solo: ai 31 milioni di costi fissi si aggiungono eventuali servizi che vengono richiesti.
Altro sull’argomento: il Moloch delle agenzie e società partecipate della Regione conta 14 entità, tutte munite di personale in abbondanza, di bilancio proprio e di mission incerte (non si sa bene cosa facciano). La cosa più facile è già compiuta: cambiare gli amministratori, non come scalpo per i vincitori o spoils system, ma per creare spazi a nuovi dirigenti che sappiano di quello di cui stanno parlando. Quindi pretendere da loro che indichino i compiti di società o agenzia che guidano come Dio comanda e come i cittadini siano in grado di capire, e decidano di modificare la mission qualora non serva agli umbri. Se invece non sono in grado di dimostrare la propria utilità, via agli accorpamenti.
In definitiva quattro e decisive sono le domande alle quali i nuovi amministratori dovranno dare convincenti risposte: 1. la mission certa 2. i servizi valutabili 3. la produttività 4. la riduzione del flusso delle spese.
Parole, soltanto parole? No, perché ora si comincia a fare sul serio. La prima fusione è stata già avviata, come da cronoprogramma: Umbria salute (600 dipendenti 600) e Umbria digitale (un peso piuma al confronto, con solo 100 dipendenti) hanno iniziato il percorso che li porterà sull’altare di una unione duratura e meno dispendiosa, con vantaggi per i cittadini utenti. I quali vedranno finalmente realizzati obiettivi che al momento sono scritti su decine e decine di fogli inutili.
Se tutto funziona – e sempre che tutto funzioni e non si inceppi per l’ennesima volta – gli umbri vedranno finalmente cosa significa avere nei fatti una sola centrale di acquisti per la Regione, a disposizione anche di Comuni o altri enti pubblici, ma soprattutto una sanità digitale efficiente con tanto di fascicolo elettronico personale. Se funziona – e sottolineo se – si potrà di qui a qualche mese prenotare una visita specialistica al Cup attraverso una app. Niente di trascendentale, si fa in diverse regioni italiane, ma non qui.
Un’altra cosa farà la nuova società ed è un compito da brivido: gestire le liste d’attesa, con un attento controllo del sistema dei Cup.
E visto che si trova, la nuova entità dovrà gestire tutta la fase della transizione digitale, che detta così sembra complicata e non concreta, ma che è la possibilità di passare da una sanità ottocentesca a una degna del Terzo millennio.
Tesei aggiunge che la sua intenzione è «cambiare le cose» – e lo dicono tutti quelli che arrivano nuovi in un posto di potere – ma già da questi giorni si capisce che non verrà più tollerato che le 14 entità astrali siano altrettanti Conti Dracula che succhiano sangue dal bilancio regionale principalmente fatto con le tasse degli umbri.
Lo hanno capito anche in agricoltura, dove si sta studiando quali interventi realizzare su Afor (le ex famigerate Comunità montane) e Arpa. Non si capisce invece cosa succederà a Gepafin e Sviluppumbria. Qui la fusione è molto dibattuta. Se seguissero le indicazioni che filtrano da Bankitalia sarebbe già decollata. Ma il dibattito è aperto. E in Regione c’è molta attenzione alle contro indicazioni. Attendere per vedere.

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