POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Nel nuovo Dpcm (in vigore alla scadenza del precedente, il 5 marzo) restano le discriminazioni tra categorie del commercio (ristoratori e parrucchieri su tutti) e restrizioni sulle zone a colori che possono trasformarsi in boomerang. Lunedì via al confronto
di Marco Brunacci
PERUGIA – Le ragioni delle Regioni. Verranno spiegate al Governo e al premier Draghi in persona. Il senso è questo: le Regioni non vogliono – figurarsi – rompere l’idillio (e con l’idillio la speranza che qualcosa cambi) con il governo Draghi, ma il Dpcm del debutto lascia perplessi alcuni governatori, spiazzati altri, con l’amaro in bocca altri ancora.
In una delle tre categorie ci sta anche la piccola Umbria e la governatrice Tesei, che nella Lega tifa Draghi da mesi, forse anche prima di Giorgetti, e già a dicembre scorso lo aveva pure detto, nella riunione di domani, dirà che si apprezza lo sforzo ma qualcosa non funziona.
In sintesi, rapidissima, il catalogo delle doglianze da parte delle Regioni.
IL LOKDOWN MASCHERATO
Intanto, se il presidente del consiglio voleva fare un mese di lockdown nazionale aveva gli strumenti per farlo, ma le Regioni non ci stanno a far passare un lockdown mascherato, con tutte le responsabilità scaricate su di loro. La nuova zona rossa è roba da Dario Argento, col divieto di fare tutto, anche solo di vedere un parente.
ZONA PROFONDO ROSSO
Allora? Che si fa? Mitighiamo il mitigabile? O cerchiamo di evitare che i criteri per le zone a colori siano meno ossessivi e punitivi di quelli previsti nel nuovo Dpcm.
Se poi si vuol mandare un messaggio sulla delicatezza e gravità del momento, lo si mandi a livello nazionale. Tenendo presente che l’intero Paese è un passo da una sorta di crack psicologico. E’ ì disposti ancora a fare penitenza in cambio di salute ci sono ma vogliono certezze sui vaccini e sul cambio di passo. Non questi tempi assurdi di cui ancora si parla: a giugno miglioriamo, a ottobre vediamo un po’ se arrivano i vaccini per tutti, a Natale forse andrà un po’ meglio. Ma chi pensa che. con un cronoprogramma del genere, si possa reggere, quando la Gran Bretagna a oggi ha vaccinato un terzo della popolazione?
CATEGORIE DISCRIMINATE
Le Regioni hanno da eccepire sull’impostazione generale, ma non ci stanno neanche sui provvedimenti più spiccioli. Togliere i parrucchieri in zona rossa a cosa serve? I ristoratori categoria punita come nessun’altra, resta ancora chiusa in zona arancione? Perchè?
E qui la critica va insieme alle proposte: si deve agire – sostengono, con diverse sensibilità, più o meno tutti i Governatori – sui protocolli. L’Umbria ne ha fatto un vanto. Rigidi sulle regole, fissandone, dove necessario, alcune ancora più restrittive, ma si consentendo a certe categorie di non essere penalizzate.
RISTORATORI SACRIFICATI
Perchè qui sta il punto: si assiste a una vera discriminazione per alcuni settori del commercio, su tutti i ristoratori.
In concreto: se si allarga lo spazio tra tavolo e tavolo, se si dà la responsabilità ai ristoratori di vigilare anche su chi va a fumare alla porta del locale (e che deve mantenere la distanza), se, ora che viene la bella stagione, si incentiva l’uso dei tavoli all’aperto non facendo pagare l’utilizzo del suolo pubblico, e però si consente di aprire, tuto cambia.
SCUOLA: CINISMO, NON CIVISMO
Altro discorso sulla scuola: a chi, come Cityjournal, dati alla mano, sostiene da mesi che mantenere la didattica a distanza per il maggior numero di studenti possibile significa incidere in maniera significativa sui dati dei contagio e dei ricoveri (per via della tristemente ben nota catena: lo studente si contagia facilmente incontrando i compagni, torna a casa e passa il virus al genitore e al nonno), sentire che anche il Cts nazionale si è accorto del problema, riempie il cuore.
Il Partito ideologico della scuola (Pids) ignora i fatti concreti e i numeri. Quindi è la massima espressione del cinismo, non del civismo.
48 ORE PER ESSERE ASCOLTATI
Conclusione: le Regioni (con la piccola Umbria) non andranno allo scontro col Governo Draghi sul nuovo Dpcm ma vorrebbero essere ascoltate. Non più usate secondo la dottrina Boccia, ministro non rimpianto del precedente Governo, come catena di trasmissione di ordini superiori.
48 ore per vedere se qualcosa cambia nel Dpcm del Governo (sarà in vigore alla scadenza del precedente, quindi il 5 marzo).
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