di Vittoria Epicoco
PERUGIA – Nella serata di un lunedì apparentemente anonimo, è Rai 1 a poter cambiare le carte in tavola, giocandosi quella che, nel gergo dei collezionisti Calciatori Panini, è la cosiddetta figurina introvabile. Questa sera, in prima serata, andrà in onda Il traditore, a firma del pluripremiato regista Marco Bellocchio. Il film, infatti, distribuito nelle sale nel 2019, ha ottenuto numerosissimi riconoscimenti, guadagnandosi il David di Donatello come miglior film, miglior regista, attore protagonista e sceneggiatura originale, nonché la corsa a miglior film straniero in occasione degli Oscar 2020, pena l’esclusione all’ultimo, a favore del pluripremiato Parasite di Bong Joon-ho.
Il traditore è stato presentato all’ultimo Festival di Cannes in presenza, nel 2019 (l’edizione 2020 infatti è stata definitivamente annullata a causa della pandemia), e l’uscita nelle sale cinematografiche aveva coinciso con l’anniversario della morte del magistrato Giovanni Falcone; non è un caso, allora, che Rai decida di replicare – pur se con un giorno di ritardo – e probabilmente con il medesimo intento di dedica. Se Bellocchio scrive, con gran rigore, la biografia del primo pentito di mafia Tommaso Buscetta, detto Masino, Pierfrancesco Favino la interpreta con lo stesso rigore, quello di un attore che non ha bisogno di troppi plausi, tante sono state le occasioni in cui ha dimostrato la sua bravura.
La pellicola, classificabile come una sorta di docu-film, rintraccia il fulcro attorno al quale si sviluppò il Maxi processo del 1986, e che fece da apripista al resto, e lo fa avvalendosi anche di piccoli frammenti video originali, nonché di scelte tecniche con le quali il lungometraggio è strutturato, tra fotografia e montaggio. In alcuni passaggi, infatti, le scene si succedono in modo quasi destrutturato, una sensazione potenziata dall’uso di flashback che, sul momento, può sembrare non abbiano un senso compiuto, tuttavia nell’insieme Bellocchio non lascia assolutamente nulla al caso; inoltre, questo senso di discontinuità si acuisce anche a causa degli improvvisi stacchi di camera, che arrivano addirittura ad interrompere musica – ad opera di Nicola Piovani – o persino dialoghi.
Lo stile filmico sembra perciò come improvvisato, e permette allo spettatore anche di credere d’essere in diretta streaming – anche se in realtà in differita di circa 35 anni – con quello stesso processo trasmesso su Rai Due, alla fine degli anni Ottanta.
Quanto alla narrazione dei fatti, Bellocchio tenta di raccontare una biografia, senza però raccontarla. Sporadiche infatti sono le scene di vita privata, al limite istanti di angoscia e inquietudine legati all’inversione di marcia “politica” che Buscetta decide di compiere, e che lo mettono nella condizione d’essere un bersaglio facile nel mirino dei clan mafiosi.
E Favino qui dà nuovamente prova della propria versatilità e professionalità. Un’espressività singolare, inconfondibile, qui accentuata da numerosi primi piani e uno studio metodico, esagerato dietro la parte da impersonare: l’attore sorprende con un fluente brasiliano e un altrettanto discreto dialetto e accento siciliano. Certo, narrare un argomento che tocca da vicino e che, purtroppo, è ancora oggi attuale, non dev’essere stata cosa facile; v’era un rischio molto concreto di ritrarre Buscetta come una sorta di eroe, in quanto pentito, ma sarebbe stato un errore: Buscetta è pur sempre stato un criminale. Ma Bellocchio ha evitato molto abilmente questo rischio, così Tommaso Buscetta ci appare semplicemente come un uomo, ed in quanto uomo fallibile, che ad un certo punto ha scelto di stare dalla parte giusta.
Assolutamente un film da non perdere, non perdetevelo.


