Dal “costi quel che costi” al D-Day: l’aeroporto San Francesco decolla, con Confindustria che resta sulla scaletta

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Tesei fissa gli obiettivi: lo scalo umbro centrale per l’incoming turistico ma soprattutto per il rilancio dell’economia. E Sviluppumbria ripiana le perdite. Confindustria prima applaude ma poi torna a defilarsi. C’è tempo fino al 30 settembre: poi o sale o scende

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’aeroporto San Francesco delle citazioni famose, dal “whatever it takes” (sul genere Draghi) della presidente Tesei al D-Day del generale Panato, presidente di Sase, il quale non vuole invadere la Normandia ma nel suo piccolo Londra (Heathrow) e Monaco di Baviera (intesi come scali internazionali). Sì, quello umbro ormai è lo scalo degli appuntamenti con la (piccola e umbra) storia.

E l’assemblea della Sase, fino a qualche tempo fa un oscuro ritrovo di consiglieri di amministrazione senza una mission, adesso conquista il centro della scena politica umbra.
Parla Tesei è chiarisce a tutti la posta in palio. Perchè la Regione ha deciso di rilanciare “costi quel che costi”, per dirla con Draghi sull’euro e con le dovute differenze, il San Francesco? Perchè qui si gioca il futuro dell’Umbria.
Le strade si faranno e già si è cominciato a lavorare ma ci vorrà tempo, per i collegamenti ferroviari (Frecce rosse e argento) stiamo dannandoci l’anima, ma non risolvono tutto il problema.
Ecco allora perchè conta tanto l’aeroporto, perchè significa che farà da battistrada per battere l’solamento storico dell’Umbria, Non solo: perchè da qui passa la strada del rilancio di un’economia in crisi (non da ora). Lo dicono Enit e Aur: centomila passeggeri in un aeroporto significano 50 milioni di pil. Il pil dell’Umbria è due miliardi, mica quello della Lombardia. Se si arriva subito o quasi a 300-350mila passeggeri, cosa possibile, si rialza il Pil di quasi il 10% per cento.
L’Umbria si gioca le sue carte sul turismo con tutto l’incoming possibile ma finalmente si può battere alla pari su altri terreni, oggi scivolosi, della competizione economica con le altre regioni.
Collaborazione-competizione è stato infatti questo il tema dell’incontro della mattinata del Quintetto (Tesei con Zingaretti, Giani, Acquaroli e Marsilio) per buttarsi insieme sulla ripresa post Covid.
Fin qui Tesei, poi i passaggi scontati ma mica tanto degli interventi dei soci di Sase: Sviluppumbria è pronta a ripianare, per conto della Regione, tutti i debiti e a rimettere così sulla pista di decollo lo scalo umbro. E fin qui va bene.
Ma la sorpresa arriva quando gli altri soci sentono parlare il presidente di Confindustria, Alunni, e capiscono che Amleto al confronto era uno con le idee chiare. Bene la Tesei, dice, bene l’iniziativa della Regione, bene il progetto. Votiamo a favore.
Voi cosa avreste capito? Che Confindustria resta socia e copre il piatto per la sua parte? Sbagliato. Confindustria esce dall’azionariato, esempio unico di disimpegno da una struttura fondamentale per l’economia regionale da parte dell’associazione che rappresenta l’ossatura dell’economia medesima.
Insomma: questo è. Qualcuno che legge il futuro, che decritta segni e interpreta i voli degli uccelli ritiene che la mossa dell’attuale presidente di Confindustria Alunni sia un modo per lasciare una porta aperto al prossimo presidente di Confindustria, visto che per sottoscrivere le quote proprie c’è tempo fino al 30 settembre, quando ci sarà il cambio della guardia.
Per il resto va tutto come si pensava: i Comuni di Perugia, Assisi e Bastia mantengono le loro quote e verseranno entra settembre. Camera di commercio resterà per un massimo del 10%, che comunque è qualcosa.
Se ne vanno, come annunciato, le banche, Unicredit, Desio, nel mentre, volendo essere ottimisti, avrebbe deciso di socchiudere la porta.
Risultato finale? Il progetto del nuovo aeroporto, struttura portante per il rilancio dell’economia dell’Umbria, è stato promosso, quindi va. Ed è quel che conta.
Se oggi era il D-Day, la Normandia non è presa, ma la testa di ponte è saldamente sul terreno. Ora, generale Panato, non perda l’occasione

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