di Vittoria Epicoco
PERUGIA – Go Aretha, go! È al cinema ancora solo per oggi e domani il docu-film evento Amazing Grace, in cui la meravigliosa regina del soul e dell’R&B è protagonista assoluta, e ancora fa letteralmente volare, a tre anni dalla sua scomparsa.
Nel 1972, già all’apice della sua carriera, Aretha Franklin esprime il desiderio di registrare l’omonimo album dal vivo, nella New Temple Missionary Baptist church a Los Angeles, la stessa chiesa dove, anni prima, cominciò a coltivare il suo più grande talento affiancando il padre, il predicatore battista C. L. Franklin. Accompagnata dalla sua band, dal reverendo James Cleveland ed il Southern Community Choir guidato da Alexander Hamilton, la “first lady della musica” si immerge – e ci fa immergere – in un momento, anzi due (l’album venne infatti registrato in due serate) di lode e rendimento di grazie, proprio come sottolinea il reverendo Cleveland: “Rispondete con un «Amen!», questo è un momento di preghiera”.
Le riprese erano state affidate, all’epoca, a Sydney Pollack, proprio perché ne realizzasse un film, se non fosse che, per problemi tecnici e legali, il materiale da lui girato venne archiviato, o per lo meno così è stato per i cinquant’anni successivi, quando gli subentra Alan Elliot che ne rimette finalmente insieme i pezzi e restituisce così, ad occhi e orecchie del pubblico, un momento tanto indimenticabile, quanto commovente.
Aretha fa il suo ingresso vestita di semplicità, di bianco e di luce: un contrasto B/N strepitoso, tra il colore dell’abito e quello della sua pelle (che non si offendano i politically correct!); visibilmente emozionata, nervosa, concentrata, ma assolutamente professionale: neanche il sudore che le sbava il kajal nero al di sotto dell’occhio la ferma. Wholy holy, Never grow old, Climbing higher mountains e la straordinaria Amazing grace cantata (o meglio, pregata) per circa 11 minuti, sono solo alcuni dei pezzi tra quelli che vanno a comporre l’intero album; un costante crescendo in corpo e spirito in cui, Miss Aretha Franklin esplode con questa voce nera forte, corposa e potentissima, a tal punto da mandare in visibilio chi è lì appositamente ad ascoltarla. E, tra questi, fanno capolino anche due giovanissimi Mick Jagger e Charlie Watts.
Commovente poi un momento con il padre, C. L. Franklin, il quale racconta in un breve intervento l’ammirazione nei confronti della figlia e, con il semplice gesto di asciugarle il viso bagnato di sudore e lacrime, se ne legge anche l’amore.
Abbiamo ragione di credere la non-casualità nell’aver lanciato questo film-evento proprio in questi tempi, a fare da eco alla recente protesta Black Lives Matter; questo è evidente in un’osservazione del reverendo Cleveland quando introduce il pubblico proprio al brano Amazing grace: “Durante le prove Aretha aveva il viso rigato dalle lacrime pronunciando: «Attraverso molti pericoli». Credo, nessuno immaginava cosa ci fosse in serbo per noi”, riferendosi alla comunità afromericana.
Il Washington Post l’ha definito “un evento cinematografico unico”, il New Yorker “un miracolo”, ma Amazing Grace è questo e molto di più. È un piccolo scrigno di meraviglia e di vita che vive oltre la morte e di musica che vive oltre il tempo.


