di Marco Brunacci
PERUGIA – La scommessa è grande. La prima iniziativa in tutto coerente con quell’idea, da considerare rivoluzionaria in Umbria, contenuta nel Defr, il primo dell’era Tesei: il PIL si rilancia mettendo in condizione le imprese di creare più ricchezza e più lavoro. Un’eresia per la sana dottrina di decenni di “welfare modulato” in economia.
Allora, in estrema sintesi: la presidente Tesei ha annunciato che la Regione, attraverso Gepafin – in funzione di suo global advisor, come successo con Sase – mette a disposizione 10 milioni per sostenere aziende umbre “strutturate che presentino piani industriali adeguati, nei quali sia previsto un “incremento rilevante” dell’occupazione.
Insieme a Tesei ecco l’assessore allo sviluppo economico Fioroni e il presidente di Gepafin, Campagna, per rendere indissolubile l’impegno preso.
Perché è così importante? Perché e un vero intervento a fondo perduto, rivolto di fatto alle aziende umbre medio-grandi, per iniziare a spostare numeri sul fronte più delicato di questa guerra post Covid, quella di nuova occupazione qualificata, nel momento in cui è possibile che arrivino diverse imprese con piani di licenziamenti nel cassetto.
E’ importante perché, facendo due conti spicci, si interviene con uno sgravio a carico del pubblico che può essere quantificato in un 25% rispetto al costo di una nuova assunzione e per 3 anni. Ossigeno per i bilanci delle imprese medio-grandi.
Ancora: il provvedimento è innovativo perché va a incidere direttamente sul lavoro e perché non risponde a nessuna logica di micro interventi, orientati in mille rivoli, che produrranno anche consenso ma non ripresa economica.
Quali difficoltà ci sono? Ci si muove tra Scilla a Cariddi, due mostri contrapposti: l’impresa umbra potrebbe non rispondere con l’entusiasmo che ci si attende, il caso di scuola del cavallo che non beve, che non reagisce agli stimoli. Oppure, viceversa, potrebbero essere pochini i 10 milioni messi a disposizione. Ma qui, come su un eventuale allungamento dei tempi del provvedimento, si deve essere attenti a quel che succede in Europa per capire se la UE ha intenzione di continuare (e per quanto) a fare eccezione rispetto al divieto degli aiuti di Stato per le imprese.
Come si vede la scommessa è grande, anche oltre la specifica portata della misura adottata dalla Regione.
Mettendoci un po’ di ottimismo, l’intervento dei 10 milioni potrebbe funzionare molto e bene se incrocia la buona liquidità che le imprese medio-grandi hanno in questo momento e un piccolo vento di nuova fiducia, che per altro già da qualche parte spira, rispetto al futuro prossimo dell’economia post Covid.
Ma la fiducia è materia volatile da maneggiare con cura. Serve un buon clima nazionale (e internazionale) ma anche l’impegno quotidiano della presidente Tesei, una “strategia dell’incoraggiamento” rispetto all’economia, decisiva in questo frangente tanto delicato.


