di Vittoria Epicoco
PERUGIA – Questa sera un nuovo appuntamento con Settima Arte, il cinema sotto le stelle nella splendida Solomeo, a Corciano; protagonisti della serata Alberto Sordi e Vittorio De Sica con Il Conte Max di Giorgio Bianchi, film del 1957.
Alberto, modesto edicolante, spesso trascorre del tempo con l’amico Max, il Conte Max; proprio su consiglio dello stesso, Alberto si convince a passare il capodanno a Cortina, curioso d’immedesimarsi in questo luccicante mondo dei ricchi e dei nobili. Per una serie di bizzarre coincidenze, Alberto non solo si ritrova su un treno diretto in Andalusia, ma è anche costretto ad assumere l’identità del Conte, fino al suo rientro in Italia. Questo grande classico, rifacimento del Signor Max del 1937 a firma di Camerini, vede qui Sordi quale protagonista, che ben emula la cadenza fonetica altezzosa e un po’ arrotondata, tipica del borghese, con cui il giovane De Sica aveva recitato nell’omonimo film del ’37; tuttavia, la leggerezza della presenza scenica del grande Alberto Sordi, rende la pellicola comica e fluida fin dall’esordio.
Ciò che nel film viene proposto, non è effettivamente niente di troppo lontano dalla società contemporanea: il giovane Alberto, è infatti attratto da quest’universo del quale ammira lo scintillio che vede trasudare dall’amico Conte, che è in realtà un nobile decaduto con un fare accattone (“Quando cerco un amico non guardo al titolo, guardo l’uomo”, o ancora “Scusi, per il rimborso dei biglietti non usufruiti?”), universo nel quale vorrebbe cercare di accedere per godere, anche solo un istante, di quella stessa leggerezza con cui il Conte Max ottiene con facilità quel che vuole, contrapposta ad Alberto che, nonostante egli stesso dichiari di aver passato la maggiore età “da un pezzo”, ancora vive con e sulle spalle degli zii anziani, i quali perfino gestiscono le sue stesse risorse economiche.
In questo sfondo, Alberto e Max rappresentano due mondi antitetici: la contrapposizione tra coloro che, all’epoca, erano i nobili da una parte e la gente comune dall’altra la quale, se trasposta all’oggi, sarebbe tra i molto meno titolati influencer, o icone di stile che dir si voglia, e i cosiddetti follower, coloro che, alla stregua di Alberto, tentano di riprodurre quei mondi griffati, fatti di strass, luci, colori, smoking e red carpet. Emblematica, in questo senso, è una battuta affidata a Sordi, mentre il Conte Max gli dà qualche dritta sul come meglio confondersi tra altri nobili e borghesi: “Io non vengo dall’alto, ma cerco di migliorare!”, una continua ed affannosa rincorsa a quanto più di effimero e frivolo possa esservi, a discapito di ciò che realmente nella vita ha e dà valore: gli affetti, il vero amore, la prodigalità, qualità ben più nobili di un qualunque titolo.
Alla luce di ciò, proprio il personaggio di Lauretta è il punto di convergenza tra questi due mondi tanto opposti quanto non veramente differenti: Lauretta mette Alberto nella posizione di ricredersi della convinzione che quella che credeva essere la felicità, fosse in effetti solamente un’enorme attraente gabbia dorata.
Trama tanto lineare quanto puntuale, precisa e decisamente attuale. Come sempre dalle 21.30, con street food a deliziare il palato.


