di Marco Brunacci
PERUGIA – Vogliamo farla breve? Non ci sarà nessun rimpasto di giunta regionale. Il rimpasto ci sarà, ma tra i direttori generale della sanità, perché la sanità ancora non marcia come dovrebbe marciare, in attesa che il Covid ci lasci per tornarsene da dove è venuto e il nuovo piano sanitario ci trovi in forma.
Questo perché la presidente della giunta regionale, Donatella Tesei, fa la presidente e non sta dietro a ogni tiramento della politica, perché è ruvida e di montagna e sa difendere i suoi – anche al di là dei meriti – e non si fa dettare l’agenda da nessuno.
Sa bene di essere a metà del guado, nel mezzo della sfida che ha lanciato, ripartenza o declino, quindi facile bersaglio di amici e di avversari, ma non se ne fa un cruccio.
Tesei è andata dalla Giorgia Meloni con un look perfetto, un’esibizione di stile in rosso e blu, ha aspettato che la guest star della politica italiana del momento (finalmente una donna, evviva) scendesse giù da lei per abbracciarla e baciarla, con o senza divieti Covid, l’ha ascoltata sotto il sole a picco del Barton garden per un’ora e passa, quindi si è fatta applaudire da tutto il popolo di Fratelli d’Italia (tanti). E’ anche andata a cena con Crippa, il vero braccio destro e anche un po’ sinistro di Salvini.
Ha spiegato a tutti che una signora non lascia una brillante carriera professionale o un posto d’onore in Senato per ondeggiare al vento instabile della politica politicante. Crede in quello che fa e intende arrivare in porto con la sua nave e il carico di scelte e di impegni presi. Ci riuscirà? Vediamo. Ma, signori, ci sta provando.
Farsi difendere durante il tragitto dal suo partito, la Lega dell’Umbria, deve essere come una penitenza, una pena da espiare. Come andare col cilicio in processione.
Però i fratelli-coltelli di FdI sono meno insidiosi di qualche tempo fa. Merito suo che li ha affrontati senza timore, merito della realpolitik di Giorgia astro nascente (e del suo non improvvisato inner circle, dal sulfureo Ignazio La Russa giù a scendere), merito però anche della duttilità e dell’esperienza come capitano della nave in mille e una tempesta, del segretario regionale FdI, Franco Zaffini, ancora capace – non ce n’è mica molti in giro – di distinguere tra una episodica esibizione muscolare e una strategia politica di prospettiva.
Conclusione non è proprio il momento di rimpasti di giunta. Se un giorno, tra molti mesi, arriva il tecnico di area giusto verrà preso in considerazione, per ora tutti tranquilli, sul pezzo, a lavorare.
Seppoi l’assessore allo sviluppo economico, Digital man Fioroni, promette solennemente di darci un taglio con la presentazione dei suoi romanzi e di rinviare a tempi migliori il progetto del suo terzo libro, c’è il caso che diventi pure la punta di diamante in questa fase di ricerca della chiave per innescare una ripresa economica che trascini l’Umbria lontana dal Sud e la riporti in rotta verso il Nord dell’Italia.
Discorso diverso – e siamo al secondo punto – per la sanità. O si dà ragione all’ancora troppo grillante capo dell’opposizione, Tommaso Bori, o si procede a inevitabili ritocchi.
Per dirla cruda: non tutti i direttori di Aziende a Asl sono stati all’altezza delle promesse della nuova Giunta. Dato che è il momento degli esami, non è detto che tutti siano in grado di superarli. C’è ancora qualche giorno per fare i compiti a casa e non si sa mai. Ma novità sono nell’aria.
Tra poco si saprà se CityJournal si sbaglia. Però è certo che qui conterà molto il parere dei fratelli-coltelli di FdI, che hanno più volte chiesto una gestione meno da professori scollegati dal territorio della nuova sanità.


