di Marco Brunacci
PERUGIA – Turismo, allacciare le cinture ed ecco i primi dati. Non è questione di ottimismo, pronti a leggere i dati. La macchina funziona, il cavallo corre.
In variazione totale, l’anno 2021 rispetto al 2020, sui 7 mesi, fa segnare oggi già presenze di visitatori in Umbria più che raddoppiate: +127%. I giorni medi di presenza (da sempre i turisti vengono ma se ne vanno rapidamente) è invece aumentata del 67%.
Luglio in particolare fa registrare un +42% in più sul già ottimo luglio 2020.
Il trend complessivo degli arrivi da un sostanziale 0 di aprile (sempre legato al Covid) sale a un luglio che fa segnare 250mila arrivi, il 30% degli abitanti della piccola Umbria, che è poi un riagganciare il 2019, l’anno pre Covid.
In questo modo il contributo del turismo rispetto al pil regionale (poco meno del 7%) è di fatto ripristinato, ma fin da ora comincia a crescere per effetto dell’incremento delle presenze medie (i giorni di permanenza).
Non ci sono ancora dati rispetto all’affermazione che stiamo per fare, perchè sono calcoli complessi, e però qui conta la sensazione degli operatori: in tanti testimoniano che si tratta di un turismo che si sta trasformando sempre più rapidamente, meno legato alle mete religiose e più a quelle d’arte e dell’ambiente e dell’enogastronomia. Questa modifica porta con sè che si passa da un turismo tradizionale, con protagonisti visitatori che spendono poco e si trattengono il minimo indispensabile, a visitatori che hanno aumentato la fascia di spesa. Un turismo di qualità disposto a spendere.
Ha funzionato anche la stagione musicale estiva della Regione, tra Manu Chao, De Gregori e la Bertè.
Ma i dati sono non solo chiarissimi e parlano di ripresa ma anche propedeutici a una riflessione: se il turismo innesta un effetto domino, l’Umbria riparte come non si è visto da anni da queste parti, qualcosa di simile al primo boom trainato dall’edilizia.
Dall’ultimo rapporto di Bankitalia risulta che l’Umbria è tra le regioni ad altissima posizione di liquidità di famiglie e imprese e segnala altresì che nel 2020 la spinta estiva del turismo si propagò ai consumi, rendendo meno pesante la situazione economica complessiva regionale.
Ecco cosa intendeva Donatella Tesei quando, parlando di ricostruzione a Cascia, insisteva, con un po’ di amarezza, visto che che ormai i partiti che la sorreggono vogliono una verifica con rimpasto degli assessori, sui possibili effetti di una ripartenza della fiducia che può far schizzare il pil facendo cambiare direzione all’immensa liquidità che c’è qui ma che non è orientata al momento nè ai consumi nè agli investimenti.
Il futuro, con queste premesse, potrebbe essere perfino roseo: il moderatissimo sindaco di Perugia Romizi si è già lasciato andare a considerazioni entusiastiche sull’afflusso del turismo nel capoluogo, alla Cascata delle Marmore, come nelle principali mete d’interesse, come anche nei musei più rinomati, il traffico di visitatori è davvero fuori dal normale, la Valnerina vive un’età dell’oro e anche l’Orvietano e in parte il Trasimeno.
A tre giorni di media le presenze sono già arrivate (partendo da 2). Ci si può lasciare andare – e questo è quello che anticipava Tesei a Cascia – a qualche soddisfatto commento per il lavoro svolto?
E, guardando avanti, che succederò se tornerà anche il turismo estero – Covid permettendo – che prima della crisi del virus era il 50% del complessivo? Quando l’aeroporto, ulteriormente stimolato e rilanciato, pur dopo tre mesi di risultati molto positivi, comincerà a passare dai 50 mila passeggeri del traffico attuale ai 500 mila previsti nel piano strategico della Regione?
Non può essere proprio il “mare dell’Umbria”, per riprendere il fortunato slogan della campagna di promozione della Regione, a diventare un’industria strategica per l’economia e il pil, con dimensioni mai conosciute finora?
Questo però è il futuro, al momento meglio godersi il presente. E sperare che la perentoria richiesta di più politica, chiesta dai partiti di centrodestra che sostengono la giunta Tesei, non diventi solo una palla al piede dell’amministrazione che cominciava a vedere qualche luce in fondo ai tunnel.


