di Marco Brunacci
PERUGIA – Passato Ferragosto, pronti a vedere la ripresa in ogni dove perché nello snodo del post Covid ci si gioca il futuro dell’Umbria per molti anni a venire.
E allora ecco le prime note.
1.Dall’industria arrivano i primi dati. Germogli, sperando che le piante crescono. Ma Roberto Giannangeli, direttore di Cna, vitalissimo raggruppamento di piccoli imprenditori, noto per muoversi con i piedi per terra e mai incline ai facili entusiasmi, vede numeri confortanti: «Dai bandi arrivano segnali precisi, le imprese umbre stanno ricominciando a investire, iniziano a crederci. Per ora tirano i finanziamenti medium (50-150 mila) ed è un’indicazione chiara».
Un’apertura al futuro e figurarsi se non è questo il momento di crederci.
2.Dal turismo non arrivano ancora dati precisi, ma l’Umbria è nelle rotte dei visitatori nazionali e, per quel poco che c’è, anche internazionali. Si passa qui e si resta anche qualche giorno in più. I numeri più compiuti, quando arriveranno, andranno letti come trend. E sarà interessante vedere come (e quanto) gli investimenti sul brand Umbria funzionano. Fiduciosi.
3.Aeroporto di Sant’Egidio, se non ora quando. Gli umbri ci credono e lo usano, il traffico è finalmente non più da sperduta stazione in un deserto di progetti e prospettive. I collegamenti funzionano. Gente arriva. Qualche dato confortante c’è già ed è utile per convincere i recalcitranti a fare ulteriori passi in avanti. Investire ora in brand è un dovere. La sfida è interna e esterna alla regione. Perugia può diventare ragionevolmente un presidio del centro Italia, anche alternativo a Roma (e a Firenze). Se però si investe e ci si crede. Avanti, con criterio.


