di Marco Brunacci
PERUGIA – Tutto secondo le anticipazioni che Cityjournal fornisce fornisce ai suoi lettori a partire da un pranzo a Terni, che data Natale 2019.
Da quel giorno in poi si è dipanata la matassa che ha portato il gruppo Arvedi -. è l’annuncio ufficiale di oggi – ad acquisire da Thyssenkrupp le Acciaierie di Terni. Nella nota ufficiale si annuncia che il closing dell’operazione ci sarà a metà 2022 (si immagina che già ad aprile possa essere tutto definito) e che è previsto un piano industriale che consentirà a Terni di tornare a essere un polo dell’acciaio di qualità fondamentale per l’Italia del futuro. In realtà, la versione aggiornata del progetto “Acciaio Italia”.
Per i lettori attenti di Cityjournal niente di nuovo. Solo conferme.
Come anticipato, sarà anche possibile che da qui all’aprile 2022 vengano accettate le proposte del gruppo Marcegaglia di acquisire i centri servizi (ma non il tubificio) delle Acciaierie.
Se l’annuncio ufficiale nulla aggiunge alle conoscenze dei lettori attenti di City journal, è invece importante sottolineare lo stupore e la impreparazione da parte della classe dirigente ternana e umbra rispetto al nuovo sviluppo.
Il pranzo di Terni, con la presenza di un Arvedi, nel Natale del 2019, è stato l’inizio del cammino. In un percorso che non è ancora terminato.
L’acquisizione è importante, per chi ha qualche idea di cosa si stia parlando, perché permette di dare il via a un progetto di “Acciaio Italia”, che è stato modificato dal Natale del 2019 nelle forme non nella sostanza.
Si puntava a tenere un polo tutto italiano e si è riusciti nell’intento, nonostante le difficoltà. “Acciaio Italia” è finalmente Terni. Un’ottima notizia per l’Umbria, sempre che qualcuno sappia come portare nella regione il massimo dei vantaggi. Non sfuggirà che – le parole sono di un grande conoscitore della realtà economica regionale, come è il direttore di Cna, Giannangeli – il destino delle Acciaierie di Terni è legato a doppio filo al destino dell’incremento del Pil dell’Umbria. Si possono decidere tali e tanti politiche economiche senza incidere nello stesso modo sul Pil come può succedere con un buon accordo per un piano industriale mirato e di respiro delle Acciaierie. Dagli investimenti sull’acciaio di qualità a quelli green.
Il sindacato – che finora ha brillato per assoluta assenza di comprensione di quel che succedeva – è chiamato a un ruolo. La giunta regionale al resto. Gli industriali umbri, tutti concentrati finora su un’ipotesi Marcegaglia o di cessione asiatica delle acciaierie, non torneranno in gioco prima di fine 2022.
“Acciaio Italia” avrà bisogno certamente di uno Stato presente, che sappia supportare tutta una serie di investimenti sull’ambiente e sulle tecnologie più innovative che un gruppo privato lasciato da solo farebbe fatica a sostenere. E’ facile immaginare che, secondo le normative che saranno vigenti nel 2022, lo Stato sarà al fianco di uno sforzo industriale così strategico per l’economia italiana del futuro.
Sarà infine il Gruppo Arvedi a spiegare compiutamente, a metà 2022, come farà fronte, attraverso quali risorse e anche con quali partner finanziari – che credono nel Gruppo e nel progetto Terni – darà gambe a cuore al suo progetto, ambizioso e fondamentale, non solo per l’Umbria, ma soprattutto per l’Italia.
Ultima novità: le Acciaierie, in virtù di questa acquisizione e del progetto che ne consegue, torneranno a parlare ternano. Una buona notizia per l’Umbria.


