massimiliano alvini (foto facebook)

Dalle crociate di Parma al derby più pericoloso, Perugia punta tutto sull’Alvini-eroe

GRIFOLANDIA di FRANCESCO BIRCOLOTTI | Esiste una terra dove “il gioco del pallone ti mette dentro una gran passione”. Quella fondamentale per vincere la madre di tutte le sfide

di Francesco Bircolotti

PERUGIA – Esiste una terra dove “il gioco del pallone ti mette dentro una gran passione”. Esiste una terra dove un simbolo è l’orgoglio della propria città e solo una squadra di calcio può impersonificarlo, tanto da tenere la sua gente in fibrillazione per l’esito di una sfida lunga 90 minuti o l’andamento di mesi di tribolazioni, che si vinca o che si perda. Esiste una terra dove tra le gesta medievali e le tenzoni contemporanee (che spesso di sportivo hanno poco) non sembrano esserci di mezzo secoli.

Ovviamente secoli di storia e non solo. Benvenuti a Grifolandia, la terra dove il Perugia, inteso come un tutt’uno tra i citati elementi, per moltissimi dei suoi abitanti è una priorità. Perché le modalità di vivere questo sport oggi giorno tra tv, regolamenti innovativi, controlli sulla fruibilità di quello che pur sempre lo spettacolo più bello del mondo, tecnologia e mille altre diavolerie avranno anche fatto perdere il fascino e il romanticismo dei rituali vissuti fino a una quindicina di anni fa; ma è altrettanto vero che la fede resta fede. E spesso questa è cieca. Proprio come accade in modo particolare a Perugia e, aggiungiamo, al Perugia. Come fosse una questione di sangue, come fosse questione di storie fantastiche (del resto il Grifo è un animale mitologico…) in pieno stile “Signore degli anelli”. Ecco perché da oggi su questi pixel potrete gustarvi, se vorrete, Grifolandia. Una rubrica su tutto quello che ruota intorno ai colori biancorossi ed ai suoi eroi. Uno dei quali, concluse le debite premesse, ha in pochi mesi saputo conquistare tutti. Massimiliano Alvini da Fucecchio (nella foto dal profilo Facebook), di cui molti diciamo la verità ignoravano l’esistenza, prima di definirlo un profeta del calcio andrebbe conosciuto nella vita privata. In pochi sanno che è appassionato di cavalli, qualcuno in più tiene a mente che svolgeva una parallela e nobilissima attività di rappresentante di scarpe, molti ora cominciano a sapere che dietro quell’atteggiamento bonario c’è un vulcano in costante ebollizione. Le sue sfuriate estive alla squadra in ritiro in quel di Pieve Santo Stefano e le sue lunghe camminate davanti alla panchina durante le gare ne sono la testimonianza esteriore e sono le cose che tutti hanno notato. Ma poi ci sono la passione, l’intelligenza, l’umorismo e l’ottimismo, che spesso son tutti da scoprire. A ciò va aggiunta la sostanza che arde dentro: la meticolosità nel preparare le partite, il grande rapporto con i calciatori capaci di rendere il gruppo una muraglia cinese, i colpi di genio quando c’è da cambiare qualcosa in corso d’opera, il saper trasmettere il proprio credo tattico ed anche agonistico a chi va in campo. Se oggi tutti dicono che i calciatori danno tutto fino alla fine (ciò che importa veramente ad un tifoso) è inevitabilmente merito suo. Così come i 26 punti finora incamerati in classifica, cosa in cui nessuno avrebbe scommesso ad agosto, performance ad alto contenuto di spirito guerriero, geometrie che finalmente dopo anni divertono al punto da convincerti che «non si possono non sostenere questi ragazzi».

Alvini è uno della gente fatto per la gente. E a prescindere da come andrà a finire si può dire già che i suoi piccoli-miracoli li ha compiuti. Si vedano le imprese in trasferta: vittorie e pareggi, l’ultimo domenica a Parma, con tanto di costanti rimpianti perché poteva sempre andare meglio (non come filosofia, ma come opportunità concrete). Vi pare poco? È riuscito perfino a far accettare quegli atavici e noti limiti tecnici (talvolta di uomini) che ha la squadra e di cui ne è perfettamente consapevole. Magari con il tempo (e gli opportuni innesti?) riuscirà a superarli e nel corso delle settimane torneremo a parlarne, ma intanto il “nostro” si è guadagnato tutto quello che era possibile in termini di fiducia e soprattutto per arrivare alla sfida delle sfide nel miglior modo possibile. Perché in tutte le storie fantastiche che si rispettino c’è sempre un drago da sconfiggere. In questo caso la fera ternana, delusa da attese non mantenute e di recente più volte ferita a sangue da altri, sarà particolarmente agguerrita. Ed è chiaro che proverà il tutto per tutto. Certo, in campo ci vanno i giocatori, ma la sensazione è che alla madre di tutte le battaglie a partecipare saranno… undici Alvini, in nome di tutto quello di cui si è scritto sopra. Stavolta vincere una sola sfida sarà come vincere una guerra, il pubblico ingrifato si accomodi. Per una volta allo stadio, però, abbandonando (esclusi i fedelissimi sempre presenti o chi proprio non può) una mortifera poltrona o un divano, subdolo braccio armato del malato calcio di oggi.

Istituto Serafico, Tesei e Di Maolo ricevute dal Papa. Si torna a sperare nella clinica nazionale per disabili

liceo artistico orvieto

Gli ultimi sviluppi sull’occupazione al Liceo Artistico di Orvieto