Anno giudiziario tra carenze di personale e pandemia. Il presidente D’Aprile: avanti con la cittadella

Cerimonia in Corte d’Appello. Il pg Sottani accende il faro sulla criminalità minorile

di Egle Priolo

PERUGIA – Carenze di personale, con le criticità di Perugia e Spoleto in primo piano, i processi che, a causa dei rinvii a lunga scadenza, sono minacciati dalla prescrizione e spesso prescritti con eccessiva frequenza, la necessità di adeguare l’edilizia giudiziaria con particolare riferimento alla cittadella giudiziaria, la pandemia da Covid 19 sono gli argomenti al centro degli interventi del presidente della Corte d’appello di Perugia, Mario Vincenzo D’Aprile, e del procuratore generale Sergio Sottani in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

Cerimonia in forma ristretta causa covid, a cui prendono parte Lucia Aielli, dell’Ufficio Studi del Csm, e Maria Rosaria Covelli, Capo dell’Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia.
Il presidente della Corte d’appello, ricordando le tappe a cui gli uffici dovranno attenersi per ridurre gli arretrati in base al Pnrr, ovvero del 40% nel settore civile e del 25% nel settore penale, del 90% dell’arretrato civile entro il 30 giugno 2026, ha ricordato che «l’abbattimento degli arretrati e la riduzione dei tempi di definizione dei processi, nella misura drastica che ci viene richiesta, non potrà essere ottenuta esclusivamente con l’assunzione dei pur numerosi addetti all’Ufficio per il processo» perché «la fase decisionale dei processi, ovviamente, è di competenza specifica del magistrato ed è anche quella più delicata e impegnativa».

Per questo «è assolutamente indispensabile dotare gli uffici di tutti i magistrati previsti nelle piante organiche». «Opinare diversamente sarebbe come ritenere che, per esempio, al fine di aumentare il numero degli interventi chirurgici in sala operatoria – ha specificato – possa essere sufficiente incrementare notevolmente la presenza di infermieri e ferristi, senza preoccuparsi di garantire un numero adeguato di chirurghi». Il presidente D’Aprile ha sottolineato, la carenza di 5 giudici a Perugia su 33, a Spoleto 4 su 15, 1 a Terni. Carenza di organico, ha rilevato il presidente D’Aprile, negli Uffici notificazioni e pretesti, «nel distretto si registra un’imponente scopertura degli organici di questi uffici, che raggiunge percentuali quasi assurde; più precisamente, nei tre Unep del distretto sono previsti complessivamente 18 ufficiali giudiziari, ma ne sono presenti solo due (uno a Perugia e uno a Terni), con una scopertura di circa l’89%; sono previsti, altresì, 35 funzionari, ma ne sono presenti solo 22, con una scopertura che raggiunge il picco del 50%» a Perugia.
Per le carenze dell’edilizia giudiziaria, il presidente della Corte d’appello si è concentrato in particolare sul tribunale di Perugia, con «spazi esigui e inidonei». Per questo ha invitato le amministrazioni competenti a riprendere e portare a termine il progetto della cittadella giudiziaria, di cui «si parla, ormai, da troppi anni, senza che si intravedano risultati concreti». Perugia, ha aggiunto ancora, «ha assoluta e urgente necessità» della cittadella.

«Il tentativo di razionalizzazione degli uffici giudiziari coi fondi del Pnrr non deve puntare solo ad obiettivi quantitativi, quali l’abbattimento dell’arretrato e la riduzione dei tempi del processo ma contestualmente deve puntare a garantire l’effettiva tutela dei diritti, soprattutto dei deboli e degli indifesi. Si pensi alla necessità di tutelare le nuove forme di lavoro dipendente, precario e subordinato, ed i diritti della persona umana, a prescindere dalla loro nazionalità, senza ovviamente dimenticare il tema della corruzione, pubblica e privata, e della criminalità organizzata» ha sostenuto il procuratore generale Sottani in un passaggio della sua relazione, che, in riferimento al prossimo arrivo di 107 funzionari per l’Ufficio del processo, ha rilevato una «penalizzazione» delle Procure, perché i nuovi innesti saranno destinati solo agli uffici giudicanti, nonostante le carenze anche negli uffici requirenti.
Sul fronte dei reati, per il pg, «appare inquietante la situazione della criminalità minorile, espressione di un disagio che da anni investe la regione. Dai dati pubblicati dalla regione Umbria nell’anno 2020 emerge un preoccupante aumento di consumo di sostanze stupefacenti tra gli adolescenti, così come il numero di ricoverati di adolescenti, a causa del consumo di sostanze stupefacenti» ha spiegato.
In tema di reati da “Codice Rosso” «si è in presenza, sia pure in termini limitati, di un aumento dei procedimenti iscritti per maltrattamenti e stalking».
In tempo di covid, le misure per il contenimento della pandemia, «hanno avuto l’effetto indiretto di una diminuzione dei reati contro il patrimonio ma rimane alta la preoccupazione per i furti in abitazione» ha ricordato Sottani. Diminuisce anche, la criminalità collegata allo “spaccio da strada” di sostanze stupefacenti, «ma rimane preoccupante il numero di reati collegati al traffico di queste ultime».
Quindi la criminalità organizzata: «Ai pericoli rappresentati dalla sua infiltrazione nelle attività di ricostruzione ancora in atto dopo l’evento sismico del 2016, si aggiungono quelli collegati ai finanziamenti pubblici previsti per far fronte alla terribile crisi economica determinata dalla situazione sanitaria – ha specificato Sottani – Anche nell’anno in esame non vengono segnalati fenomeni di insediamento e radicamento sul territorio di consorterie. Tuttavia questo procuratore generale evidenzia come la regione, proprio per la sua immagine di zona franca, si presta all’effettuazione di operazioni di riciclaggio e reimpiego di proventi derivanti da attività delittuosa, oltre che per lo svolgimento di attività di prestazione di servizi illeciti, da parte di professionisti nel territorio comunque collegati ad associazioni mafiose».
«Anche se sul punto non vengono segnalate associazioni qualificabili come espressive di mafie etniche – ha analizzato ancora il pg – tuttavia Umbria proseguono nella loro attività delinquenziale gruppi criminali di matrice etnica che occupano stabilmente settori legati al traffico di sostanze stupefacenti, a reati contro il patrimonio ed allo sfruttamento della prostituzione». Quindi un riferimento alla recente norma sulla comunicazione: «Allo stato, sembra eccessivo formalizzare le uniche modalità di comunicazione dei procedimenti penali con gli organi di informazione mediante conferenze e comunicati, per cui si corre il rischio che nella prassi emergano e si diffondano condotte elusive del dettato normativo, tramite contatti informali, non facilmente tracciabili né sanzionabili. La tutela della presunzione di innocenza non può certo impedire il diritto all’informazione su fatti di interesse pubblico».

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