di Egle Priolo
PERUGIA – Il Fronte del dissenso ha manifestato. In piazza Italia prima, poi in piazza della Repubblica, gli attivisti hanno disposto in terra casacche del tipo utilizzato dai deportati nei lager nazisti. Nella Giornata della Memoria.
Hanno sostenuto di vivere in un momento storico analogo, perché anche la persecuzione degli ebrei, ma anche di zingari, comunisti, omosessuali, era iniziata con il divieto di ingresso in negozi e locali, poi che l’interdizione del lavoro. Quello che, ricordano, sta di fatto succedendo a chi non vuole sottoporsi a vaccinazione contro il covid, né sottostare alla “legge” del green pass.
In piazza della Repubblica, di fronte al palazzo che fu sede del Partito democratico, e dove ancora campeggia l’insegna, la protesta si è indirizzata verso Simona Meloni, capogruppo dem in consiglio regionale, che ieri aveva invitato la presidente Tesei ad attivarsi con prefettura e questura per proibire la manifestazione, in particolare nei termini in cui si è poi svolta, con l’analogia con la Shoah ritenuta fuori luogo. Il Fronte del dissenso ha Anna Frank e Primo Levi, ha donato proprio alla Meloni una copia di “Se questo è un uomo”, nelle cui parole i manifestanti hanno trovato una esemplificazione delle loro ragioni e di questo forte paragone.
Nel pomeriggio la condanna del Comune di Perugia, che ha definito «inaccettabile» quanto avvenuto in centro storico: «Nel giorno in cui in tutto il mondo si commemorano le vittime dell’Olocausto, l’accostamento tra le persecuzioni nazi-fasciste e le misure imposte per il contenimento dell’emergenza Covid è inammissibile – è il pensiero dell’amministrazione -. Pur nel rispetto della diversità delle posizioni e della libertà di espressione, non può che suscitare profonda indignazione un’operazione che strumentalizza il Giorno della memoria al fine di dare risalto a una protesta totalmente estranea a questa ricorrenza».



