di Francesca Cecchini
PERUGIA – Anche l’umbra Lorella Marini tra i dieci finalisti di “Sanremo Writers”, concorso letterario nazionale per opere edite a tema libero che vedrà la sua conclusione nel pomeriggio di 5 febbraio, giorno di chiusura del 72esimo Festival di Sanremo.
«Come ho saputo del concorso – racconta la Marini – mi sono subito iscritta, contenta di far conoscere questo libro. È stata una bellissima sorpresa essere rientrata fra i dieci finalisti».
Purtroppo quest’anno, per via delle restrizioni inerenti il contenimento della pandemia, non ci saranno gli incontri con l’autore inizialmente previsti, ma la scrittrice perugina è pronta per la partenza che la condurrà al Palafiori dove sarà annunciato il nome vincitore assoluto che si aggiudicherà la possibilità di promuovere la propria opera attraverso i canali ufficiali del contenitore culturale “Casa Sanremo”.
Vincitore che sarà scelto da una giuria di esperti capitanata dalla presidente Laura Delli Colli, giornalista, scrittrice e presidente del Sngci e del Festival Internazionale del Film di Roma.
Il libro in concorso si intitola “Come la neve non fa rumore” (Edizioni della Goccia – Collana Giallo Grano di Davide Indalezio), romanzo caro alla Marini, scritto nel 2020, proprio durante i momenti difficili del lockdown. Un isolamento che «ha in qualche modo favorito il processo creativo, sollecitando pensieri ed emozioni».

Lorella è un’ex-insegnante, e la sua esperienza lavorativa le ha dato moltissimo in termini di crescita personale, e anche di comprensione dell’altro e delle nostre comuni emozioni: «Soprattutto – racconta – ha contribuito a farmi sentire in grande sintonia col mondo dei giovani, di cui ho sempre cercato di capire il vissuto fatto di slanci, paure, desideri e misteri». La storia nasce dunque dalla sua «frequentazione del mondo degli adolescenti in tanti anni di insegnamento nelle scuole superiori di Perugia». Un’esperienza che stimola la sua sensibilità per le tematiche sociali, soprattutto quelle che interessano i giovani, e la passione per i gialli. Così è nato «un romanzo che si occupa di bullismo, utilizzando il format del giallo».
IL LIBRO
«La ven zò, la ven zò», grida una vecchia signora dai capelli color neve puntando il dito vero l’alto. È il 6 aprile del 2019 e la Sala Borsa, a Bologna, è affollata come non mai quando un corpo vestito di nero piomba sul pavimento con un tonfo sordo. È Alessia Matteucci, una ragazza di diciassette anni in gita con la scuola. Omicidio, suicidio, incidente? Le indagini sono affidate alla vichinga, la commissaria italo-danese Barbara Larsen Givoni e all’ispettore Giuseppe Cavani, l’unico che la sopporta. Non c’è niente di certo, nell’indagine, se non la causa della morte, e sarà difficile, per la Larsen, scavare nel muro di omertà e di mezze verità che i ragazzi hanno costruito.

Il commissario italo-danese Barbara Larsen «è un personaggio che amo molto, perché l’ho immaginata diversa rispetto allo stereotipo della donna italiana», ma il personaggio principale del libro è Alessia Matteucci, la ragazza morta, il cui ricordo aleggia nella storia «e cade lieve sulle pagine. Come la neve, senza far rumore». La ragazza viene narrata dagli altri, dai compagni, la madre, i professori. Pian piano di Alessia emerge, soprattutto si delinea la sua personalità autentica, che si pone di fronte alla vita e alle relazioni senza schermi protettivi». Le indagini portano a diverse scoperte e «atti di bullismo si intrecciano con consumo di sostanze e una sessualità vissuta in modo poco consapevole». Centro di interesse nel romanzo è la relazione fra il mondo adulto e gli adolescenti, dove la dimensione adulta è rappresentata dalle famiglie, dalla scuola e dai rappresentanti della legge.
«In questa dinamica emerge l’incapacità del mondo adulto nel comprendere lo specifico della vita dei giovani e la loro chiara responsabilità nei comportamenti ‘devianti’ degli adolescenti. La storia è amara, ma ha lo scopo di emozionare e scuotere le coscienze, non è consolatoria. E sprazzi di speranza emergono, alla fine».


