CASTIGLIONE DEL LAGO (Perugia) – Sono in atto i lavori di ristrutturazione per riportare alla forma originale un raro aliante Cvv6 Canguro costruito dai laboratori della Sai Ambrosini di
Passignano negli anni Cinquanta e poi utilizzato dall’Aeronautica militare, al Centro di volo a vela di Roma Urbe, come addestratore per i propri piloti.
«È un’idea che coltivavamo da un bel po’ di tempo e che siamo finalmente riusciti a portare in porto – ha commentato Faltoni, vicepresidente Aero Club Trasimeno – Dobbiamo ringraziare la contessa Avesani e lo staff del castello di San Pelagio per la collaborazione e la disponibilità, l’amministrazione comunale di Castiglione del Lago per aver condiviso il progetto e l’Aero club Trasimeno per il sostegno e il lavoro di restauro. Il Sai Ambrosini Cvv6 è un importante testimone della storia dell’Aeronautica militare e del diporto sportivo italiano, ma anche della storia e delle elevate professionalità industriali espresse dal nostro territorio. Il velivolo si trova ora a Castiglione del Lago in attesa della conclusione del necessario restauro che lo renderà idoneo per poterlo esibire all’interno del museo del volo dell’aeroporto Eleuteri, in fase di riallestimento e ampliamento dopo che i precedenti locali sono stati usati per trasferirvi alcune classi scolastiche. La sua presenza potrà suscitare visite, citazioni editoriali e varie attenzioni istituzionali che a loro volta potranno tradursi in maggiore valorizzazione culturale e turistica del nostro territorio».

LA STORIA
L’aliante recuperato risulta costruito nel 1953 a Passignano sul Trasimeno dalla Sai Ambrosini con la sigla militare MM100.005 e matricola civile I-Aece. Dopo il collaudo all’aeroporto di Castiglione del Lago. venne destinato al centro volo a vela della Aeronautica militare dove, incidentato nel 1955, venne radiato e successivamente acquistato come relitto dal Gruppo volo velistico di Padova nel 1959.

Ricomposto e reimmatricolato come I-Triw, venne utilizzato dai volovelisti e successivamente acquisito dal museo di San Pelagio, dove, per mancanza di spazio, è rimasto per oltre quarant’anni appeso e visibile ma smontato nelle sue parti principali.


