La Signorina Giulia
foto di Lorenzo Porrazzini

Il rumore del silenzio per i tre protagonisti di “La signorina Giulia” al teatro Mengoni

Un uomo tra due donne in un contesto di differenti classi sociali

MAGIONE (Perugia) – Sarà il teatro Mengoni di Magione a ospitare domenica 27 febbraio alle 17 uno dei capolavori di August Strindberg, “La signorina Giulia” adattato e diretto da Leonardo Lidi, regista vincitore del premio della Critica 2020 dell’associazione nazionale critici di teatro a soli trentadue anni.

«La signorina Giulia parla di Noi – spiega Lidi – Parla di una generazione incapace di diventare protagonista della propria storia, di tre personaggi che non sanno uscire dai ruoli prefissati dalla società. La trama è semplice e di poca importanza; un uomo tra due donne in un contesto di differenti classi sociali, ma la storia al suo interno ha ben altro e questo altro le consente di essere materia di studio nei giorni nostri».
Lidi affronta i testi sacri smembrando e ricomponendo la progressione temporale per rivelarne nuove e insolite pieghe interpretative, coerente con un ideale di teatro di parola: «Dopo “Spettri”, “Zoo di cetro”, “Casa di Bernarda Alba”, “La città morta”,” Fedra” continuo la mia ricerca sui confini autoimposti dalla mia generazione, – consapevole che il concetto di lockdown ora interroga lo spettatore quotidianamente sui limiti fisici e mentali della nostra esistenza. “La Signorina Giulia” è considerato il capostipite del movimento europeo detto “naturalismo” e August Strindberg, spigoloso e violento, in Italia spesso subisce la semplificazione della verità. Se è vero che l’opera di Strindberg fa parte della nuova formula di Zola “rendere vero, rendere grande e rendere semplice” non bisogna scordare le grandi incoerenze, l’incapacità del normale, e la enorme statura teatrale dell’immorale drammaturgo svedese. Tre orfani vivono uno spazio dove è impossibile non curvarsi al tempo, dove la vita è più faticosa del lavoro, in una casa ostile da dove tutti noi vorremmo fuggire. Nell’arco di una notte capiamo come gestire questa attesa, prima della fine, cercando di ballare, cantare e perdersi nell’oblio per non sentire il rumore del silenzio; se nella macabra attesa del “Finale di partita” o nell’aspettare Godot sono i morti e i vagabondi a dover gestire il nulla, in Strindberg sono i figli a dover subire l’impossibilità del futuro. Nello spavento del domani l’unica stupida soluzione è quella del gioco al massacro, il cannibalismo intellettuale. L’inganno. Il Teatro. Julie: Ottimo Jean! Dovresti fare l’attorei».
Lo spettacolo è prodotto dal Teatro stabile dell’Umbria in collaborazione con Spoleto Festival dei due mondi. Con Giuliana Vigogna, Christian La Rosa e Ilaria Falini.
Per assistere allo spettacolo sono necessari super green pass e mascherina ffp2. Prenotazioni: botteghino telefonico regionale TSU 075 57542222, tutti i giorni feriali dalle 16 alle 20.

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