di Marco Brunacci
PERUGIA – Cosa si diranno domani (1 aprile) nell’incontro di lavoro (altri ce ne sono stati nel recente passato) tra la presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, e il cavalier Giovanni Arvedi, nuovo (e già acclamato) proprietario dell’Ast di Terni?
Umbria7 è in grado di anticipare temi, ostacoli da cercare di superare e soluzioni che devono essere trovate insieme.
Intanto, dall’agenda degli Arvedi. Il Cavaliere troverà occasione per annunciare il ritorno a Terni dello strategico settore del Magnetico. I lettori di Umbria7 sanno ormai da mesi che questa è una delle prime mosse che Arvedi intendeva e intende fare nella nuova Ast. Naturalmente è necessario del tempo per attrezzare la fabbrica, probabilmente ci vorranno non meno di 3 anni, ma vista la determinazione potrebbero essere bruciate le tappe.
Arvedi assicurerà di aggiungere almeno 700 milioni di investimenti rispetto ai 700 già spesi per l’acquisto dell’impianto da Tyssen, di cui si diceva già da tempo, per assicurare un rilancio robusto per la nuova realtà produttiva.
Essendo già chiusa l’intesa col sindacato rispetto alle nuove assunzioni, è chiaro che il Cavaliere ha in mente uno sviluppo lineare e immediato per il sito ternano.
Ma a fronte della sua disponibilità, Arvedi porrà alla Tesei alcune condizioni, come ha già correttamente fatto nei precedenti incontri.
Se vogliamo parlare difficile diciamo che insisterà nel chiedere “supporti per le condizioni abilitative” allo sviluppo della fabbrica.
Se proviamo a semplificare diciamo che i neo proprietari chiedono – e hanno motivo di insistere su questo a tempo e fuor di tempo – per avere le amministrazioni locali al loro fianco nelle due partite decisive della logistica e dei trasporti.
Per la logistica si parla di discariche e smaltimento – tema non facile – ma soprattutto di centrale a idrogeno (e ne diremo qui di seguito).
Per i trasporti sarà necessaria pazienza: alla fabbrica del futuro serve una piastra logistica ternana adeguata, serve una bretella di collegamento per lo stabilimento che è stato un piccolo grande incubo per tutti coloro che si sono cimentati nella soluzione del problema, serve il completamento di quel collegamento Orte Civitavecchia che è contemplato da trent’anni nel catalogo dei sogni irrealizzati dei cittadini del sud dell’Umbria ma che, per assurdo, oggi è l’obiettivo meno complicato da raggiungere.
Cosa metterà sul tavolo Tesei, insieme ad apprezzamenti e tanti dovuti ringraziamenti?
La Regione chiederà garanzie sui 700 milioni e chiederà che la fabbrica nuova veda la luce al più presto possibile, utilizzando ogni volta che sia possibile l’imprenditoria locale per gli interventi. Si chiede insomma un investimento complessivo robusto.
Robusti dovranno anche essere gli investimenti green, sull’ambiente, per la lotta all’inquinamento, che l’azienda dovrà mettere in campo. Quanto? Diciamo una cifra ben diversa da quei 10 milioni, un po’ miseri, tirati fuori dai tedeschi di Thyssen.
Altro punto chiave: Tesei è pronta a chiedere garanzie sul Tubificio, uno dei centri servizi che potevano essere spacchettati, come scriveva Umbria7, e poi si è deciso di mantenere come parte del core business. Come pure chiederà garanzie – che verranno, come logica impone, date – sulla forgia e sulla laminatura.
Il confronto sui trasporti sarà meno sereno, statene certi. La presidente Tesei di suo metterà però sul tavolo la ex Fcu che arriva da Sansepolcro e finisce, con snodo essenziale a Terni, fin dentro l’Abruzzo, sperando che possa creare qualche interesse al saggio Cavaliere. Spiegherà che ha anche un bel collegamento con la tratta Foligno-Terentola in via rinnovamento. E se proprio questo non lo convince, almeno pensi alla partita dell’alta velocità che passa per Terni comunque in corso.
Diciamo che è molto probabile che questo dossier sarà riposto nel classificatore con su scritto: “Ostacoli da superare”.
Invece eccoci al gran finale. Anche se l’incontro non sarà una passeggiata su petali di rosa, i motivi di intesa tra Regione e gruppo Arvedi sono tali e tanti che c’è da immaginare che i due soggetti saranno una cosa sola nel chiedere con forza che la centrale a idrogena venga fatta a Terni in tempi molto rapidi.

La sterzata imposta da Tesei ai titubanti della sua Giunta e della sua maggioranza è stata netta. Ora il quadro non ha bisogno di spiegazione: abbiamo una grande azienda energivora, con piani strategici di sviluppo, concreti, finanziati, pensati in un quadro nazionale e internazionale, supportati dalla Regione, di fronte alla quale il Governo può avere solo un atteggiamento positivo..
La centrale a idrogeno di Terni diventerà regionevolmente la più grande d’Italia, avendo tra l’altro condizioni ideali, come un innesco “pulito” nella Cascata delle Marmore che solo qui sta e che non esiste in tutta Europa.
E’ stato individuato anche il veicolo per avere finanziamenti (il programma Hard to abate, che ha 3,4 miliardi in pancia).
Ora si tratta di andare (Regione e Gruppo Arvedi) a confrontarsi con il ministro Giorgetti, e probabilmente anche col premier Draghi, per chiudere il cerchio.
Ma non c’è motivo perchè il finanziamento della centrale a idrogeno, che farebbe di Terni un polo nazionale di riferimento con una grande azienda energivora in grado di alimentarsi con energia a basso costo, diventi una sorta di spada nella roccia, per cui va cercato un Re Artù che la tiri fuori.
Le carte in regola ci sono tutte e resta da metterci solo un po’ di buona volontà.
Di sicuro qui passa uno dei più importanti progetti di sviluppo mai pensati nella regione.


