di Marco Brunacci
PERUGIA – Tanto tuonò che piovve un primo progetto, più piccolo che ha però una capacità espansiva molto diversa da quella che si immagina e che soprattutto cancella tutte le obiezioni di coloro che consideravano un controsenso creare un Centro congressi, per quanto moderno e innovativo, in mezzo a Perugia, nel centro storico, con i problemi di accesso e di parcheggi noti.
Si pensava – si ricorderà – ad una innovativa agorà, comunque uno spazio fisico per gli incontri, insieme a uno più virtuale dentro l’antico cinema Turreno.
Ecco adesso il salto di qualità: arriva, nella piccola Turrenetta, il minuscolo teatro utilizzato per gli spettacoli in vernacolo, un progetto innovativo che potrebbe essere però lo svolta.
La sfida è quella di creare un “casa della cultura digitale” e per di più anche creativa, sul modello di successo del Meet di Milano (non a caso in piazza Venezia, nel centro del capoluogo lombardo).
Il progetto è gelosamente custodito in Comune, zona assessore Margherita Scoccia che ne è la titolare, col sindaco Romizi vuol metterci di suo il ben noto realismo, perché non diventi una sterile fuga in avanti.
E allora: a cosa serve una casa della cultura digitale? A diventare un luogo di incontro, in piccola parte fisico ma soprattutto virtuale, in via digitale, uno scambio e un confronto che sia on line e on site, attraverso tutte quelle opportunità espressive che il digitale consente. Un modo – questa è la finalità e lo scopo – per stimolare unione e connessione da Perugia verso il resto d’Italia e, ogni volta che si può, del resto del mondo.
Naturalmente insieme al virtuale resta la possibilità di avere un piccolo teatro classico, ma anche un ambiente che permetta di fare esperienze creative. Nel modello che si prende a riferimento, il Meet di Milano, c’è una “Immersive room” che offre immagini molto luminose in 4k per una protezione continua su tre pareti a 270 gradi. Il Meet ha anche un Team e Lab area.
Ora se a qualcuno sembrasse troppo complicata e avveniristica la cosa vuol dire che ha perso il treno del digitale creativo che l’oggi già per molte generazioni e il domani per tutte le altre.
Ecco perchè c’è grande attesa per vedere il progetto perugino.
Il digitale creativo supera barriere che sono proprio quelle dell’ingresso fisico in un determinato luogo, proponendo contatti a distanza ed esperienze per gruppi e riferimenti per altri gruppi.
I finanziamenti ci sono, il progetto è alla definizione dei particolari finali, la voglia di lanciarsi nella sfida finalmente c’è anche.
Dopo Pasqua il via. I tempi di realizzazione non sono molto lunghi, essendo l’area di intervento ristretta. Poi il Turreno seguirà. Sulla stessa lunghezza d’onda. Quando i cittadini cominceranno a vedere le impalcature del cantiere, capiranno.
Magari si è trovata una opportunità di rilancio del centro. Non roba per vecchi. Ma un vero brivido di novità. Vediamo se all’assessore Scoccia, che è architetto e conosce bene queste cose, riesce di vincere la sfida (e al sindaco Romizi di tenere il progetto a misura di città).
Non si tratta di trasformare poche metri quadri di città, ma di rischiare, progettando il futuro
(e solo il Signore sa, quanto ne abbia bisogno l’amministrazione comunale perugina esposta alle ironie sul vuoto del Mercato coperto, che, se non c’è una nuova svolta, rischia di essere una sorta di maledizione).


