di Francesco Bircolotti
PERUGIA – A prescindere dalla conferenza stampa del presidente Santopadre, che in un anonimo martedì pomeriggio ha aggiunto solo qualche piccolo tassello in più alle discussioni dei tifosi, a Perugia per i prossimi dieci giorni il mantra sarà “benedetta sosta-sosta benedetta”. Una specie di scioglilingua che impedirà a chi ha a cuore le sorti del Grifo di mordersela di fronte alle grandi occasioni mancate e di avventurarsi in commenti, congetture e profezie che in questo momento risulterebbero oltremodo scomodi e pericolosi. Un momento dove, in attesa delle ultime sette sfide della regular season, servirà più che altro resettare tutto (anche il buono – ed è tantissimo – che si è visto da settembre in qua), ricaricare le pile e convincersi che ci sono ancora grandi traguardi da raggiungere. Una sorta di ricetta vincente per affrontare un nuovo (mini)campionato sperando che poi alla fine possa essercene un altro ancora chiamato Play-off.
La sosta, dunque. Provvidenziale perché il vecchio Grifo arrivato fin qua sembra aver speso tutte le energie (forse più mentali che fisiche) per aver compiuto l’impresa di conquistare una meritatissima e anticipata salvezza con un cammino invidiabile. La coppia di ultime sfide interne, che dopo il tour de force al ritmo di due partite a settimana per di più contro molti degli squadroni che si contenderanno la serie A diretta, dovevano rappresentare il trampolino di lancio per la scalata ai Play-off. E invece contro avversari sicuramente da divorare (e in parte anche divorati tra dominio territoriale e in termini di occasioni da rete) è arivato un solo punto sui sei disponibili. Che è andato ad aggiungersi agli altri due su nove (sempre parlando di gare in casa) contro le big. Troppo poco per l’appetito che era venuto mangiando, troppo squilibrio con quanto invece si è riusciti a fare prima e lontano dal “Curi”. Certo, arbitri e ingenuità, incapacità di concretizzare sotto porta e improvvisi atteggiamenti tra l’egoistico e il superficiale hanno condizionato i risultati. Ma è indubbio che qualcos’altro non abbia improvvisamente funzionato più. O forse è meglio dire si sia altrettanto improvvisamente ripalesato, a cominciare dal limite di avere una sola prima punta di ruolo per finire ai tanti infortuni che hanno costretto mister Alvini, proprio quando c’era da fare la differenza, a reinventare schemi e ruoli.
Sosta benedetta, insomma; aggiungendoci i chiacchiericci che a Perugia in particolare si alimentano quando le cose non vanno bene, in un pericoloso provincialismo che una volta era da bar ed ora è da strumenti social. Voci e mugugni destabilizzanti come se l’impresa già compiuta (sì, sempre quella salvezza che talvolta si finisce col non considerarla un valore incommensurable di questi tempi) fosse già stata dimenticata. Quel che manca è l’equilibrio: è chiaro che non tutto è perduto per aggrapparsi al treno della serie A con soli tre punti, al momento, per centrare almeno un sicuro ottavo posto; è altrettanto chiaro che bisogna provarci e c’è un derby con la Ternana (verrebbe da dire “per fortuna in trasferta!”) da vincere, altrimenti saran dolori; però il catastrofismo tra un troppo ampio numero di tifosi e le illazioni di litigi o quantomeno dissidi tra le mura biancorosse son sembrati isterismi gratuiti. Un gioco all’auto-massacro che prima l’allenatore e poi il presidente hanno provato a spegnere con le previste rassicurazioni per le nuove e imminenti sfide, ma anche per i progetti futuri (leggasi rinnovo del contratto al tecnico di Fucecchio, una cosa su cui non ci sarebbe da pensarci nemmeno un minuto, da entrambe le parti). Eppure l’atavico dilemma del meglio un uovo oggi o una gallina domani ha rigettato un po’ tutti in quello che viene da definire “caos cosmico calcistico”. E allora eccola l’importanza della benedetta sosta, per provarci ancora tutti insieme. Anche sull’ultimo aspetto che merita almeno un passaggio: ci sarebbe in effetti tempo in questi giorni per rivedere l’ipotesi del “mini-abbonamento” per le ultime tre gare interne. Santopadre ha chiaramente detto che non bisogna per forza tirare la gente per il collo se non vuol affollare lo stadio, i tifosi invece si aspettano un ulteriore segnale di disponibilità di una società che nonostante tutto sembra ancora distante dalla città. Forse le operazioni simpatia non fan più parte della vita di oggi come invece accadeva proficuamente in passato, ma chi l’ha detto che non si possa assolutamente tornare indietro?


