e.p.
PERUGIA – Ha, di fatto, negato l’estradizione in Russia di un cittadino ucraino la Corte d’appello di Perugia che ha accolto, la richiesta dell’Ufficio per la cooperazione giudiziaria internazionale del ministero della Giustizia, di revocare il divieto di espatrio per un uomo che le autorità russe indagano per essersi impossessato dei soldi di una fondazione.
Di conseguenza i giudici hanno ordinato la restituzione all’uomo del passaporto e degli altri documenti eventualmente a lui ritirati. La decisione, come riferisce la procura generale che aveva espresso parere favorevole alla richiesta dell’Ufficio per la cooperazione, è motivata ovviamente dal conflitto in corso tra Russia e Ucraina. Per i giudici si configurerebbe la ragione principale per cui negare un’estradizione. Cioè che l’estradato, accusato di un reato comune, possa essere punito per considerazioni di razza, di religione, di nazionalità o di opinioni politiche, o che la condizione di questo individuo rischi di essere aggravata per l’uno o l’altro di questi motivi.
Il cittadino ucraino era stato arrestato il 20 ottobre 2021 a seguito della richiesta di estradizione della Federazione russa sulla base di un mandato d’arresto del 27 ottobre 2017, in quanto l’autorità russa contesta al cittadino ucraino che, quale direttore di una fondazione, nell’agosto 2011 si è appropriato indebitamente ed ha sottratto fondi per una somma di 28.723.405 rubli russi (pari a 400.000,00 euro circa) sul proprio conto corrente, con il pretesto di pagare un contratto mai effettivamente siglato.
A seguito dell’arresto, la Corte d’appello aveva all’epoca determinato la rimessione in libertà del cittadino ucraino, con applicazione della misura del divieto di espatrio e ne aveva disposto il ritiro del passaporto. Ora, la Corte d’appello ha rilevato che, in base alla legge l’estradizione non può essere concessa


