Schiaffi, lezioni e colpi di genio: il Perugia può ancora sognare

GRIFOLANDIA di FRANCESCO BIRCOLOTTI | Il folle epilogo della gara con la Spal riapre il dibattito sui limiti di una squadra che però ha i Play-off ancora a portata di mano.

PERUGIA – Schiaffi, lezioni e colpi di genio. Sembra il titolo di un libro, che magari presenta buone assonanze con quel “Calci e sputi e colpi di testa” con cui il grifone Paolo Sollier nel 1976 “sconvolse” il perbenismo calcistico dell’epoca, mettendo su carta un racconto per impressioni, cenni e confessioni di un ragazzo-calciatore che vuole sempre decidere di testa sua non solo su un rettangolo verde, mettendo continuamente in discussione tutto.

E in effetti se applichiamo i nostri concetti al Perugia e ai suoi giocatori di oggi, modificando un po’ le parole, ecco che non si va lontano dal colpire il bersaglio soprattutto dopo che la gara infrasettimanale contro la Spal ha messo a nudo una buona manciata di “vizi capitali” dei ragazzi di Massimiliano Alvini. I quali, per restare aggrappati al nostro titolo, a fil di sirena hanno preso un bello schiaffo dagli estensi e ne hanno dato uno altrettanto forte (e immeritato) ai tifosi biancorossi; hanno subito una sonora lezione morale dal risultato e anche dai rimbrotti del proprio tecnico; e ora sono chiamati a riscattarsi ritrovando quei colpi di genio che non hanno fatto mancare (talvolta anche in modo sorprendente) nel cammino fin qui compiuto. Quanto accaduto nel secondo tempo della sfida che doveva rappresentare la definitiva rampa di lancio per conquistare i Play-off (perché sarebbe riduttivo ricondurre il patatrac solo al gol preso al minuto 94) ha lasciato sotto shock tutto il sistema-Grifo, riportandolo un po’ con i pedi per terra. Sia chiara subito una cosa: il passo falso non ha scalfito l’esaltante crescendo che ha visto protagonisti Burrai e compagni giornata dopo giornata ed è chiaro che non si può dare addosso a questi ragazzi che hanno fatto di nuovo innamorare il proprio popolo; così come ci sono tutte le carte in regola per continuare a sognare dopo aver raggiunto l’obiettivo minimo della salvezza. Se mister Alvini continua a fare il pompiere («Ricordiamoci che l’accesso alla fase supplementare della stagione per noi è un qualcosa in più rispetto al preventivato»), è altrettanto vero infatti che il nuovo traguardo è lì a due punti con altri 24 in palio (con un cammino mediamente complicato). Però è fondamentale che si capisca che i “peccati” di superbia, superficialità, egoismo, ricerca della gloria personale rispetto a quella di squadra non possono far parte di questo collettivo.

Nessuno vuol pensare al fatto che dopo l’escalation i grifoni si siano montati la testa, sottovalutando un avversario inerme non solo perché ridotto in 10 (ma pur sempre pugnace e capace di prendere in mano la partita per troppo tempo fino a trovare il pareggio): meglio pensare che sia stata una sbandata. Anche se, per essere onesti, riavvolgendo indietro il film del campionato ci si accorge che questa squadra ha sempre avuto limiti offensivi e realizzativi e soprattutto carenza di quei piccoli trucchi che nel calcio portano lontano: un po’ di furbizia, per esempio nel gestire un vantaggio e nella fattispecie semplici 20 secondi alla fine, un po’ di malizia nel chiudere le partite senza badare a convenevoli, un po’ di cattiveria agonistica quando c’è da fare la voce grossa. Encomiabile il tecnico quando si accusa di non aver saputo trasmettere dopo 30 partite la giusta mentalità alla squadra, che almeno davanti ai microfoni difende a spada tratta. Ma ammettere o focalizzare non può bastare: è il momento di “crescere”. Ed è per questo che adesso ci si aspetta quei colpi di genio che ancora possono tenere in corsa un collettivo che potenzialmente non ha nulla da invidiare a chi sta là davanti. Smaltita la rabbia/delusione, a mente fredda, è lecito attendersi una chiave di volta dall’allenatore di Fucecchio, ma anche un moto d’orgoglio (che è di per sé un colpo di genio anche se chiaramente va tramutato in azioni, gol e punti) da parte di chi ha sbagliato. Senza paura di giudizio, senza inconscio contraccolpo psicologico derivante dalla frenata, senza sensi di colpa per aver voluto decidere di testa propria (Alvini ha parlato di suicidio calcistico) in nome di chissà quale gloria un atteggiamento che ha compromesso il massimo risultato. Ecco perché è ancora il momento di stringersi tutti insieme intorno al pur mutato ma ancor più entusiasmante “grande obiettivo”. Il calendario, almeno nell’imminenza, sembra tracciare la strada proponendo subito un’altra gara interna e al cospetto dell’unica formazione, il Como, che ha schiaffeggiato all’andata i Grifoni. Schiaffi presi un girone fa, schiaffi subiti al ’94 tre giorni or sono: imparate (e digerite) le lezioni, è arrivato il momento di tornare a darli.

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