PERUGIA – Traffico di droga del Perugino, da Ponte San Giovanni ad Assisi: eseguite cinque misure cautelari. I finanzieri del Comando provinciale di Perugia, su delega della procura diretta da Raffaele Cantone, hanno infatti dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelati emessa dal gip nel confronti di cinque persone: per tre è stato disposto l’arresto in carcere, per una i domiciliari e per l’ultima l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Indagate anche altre quattro persone per reati in materia di sostanze stupefacenti.
Le indagini, iniziate l’anno passato e portate a termine dalla Sezione Goa del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Perugia, dirette dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, sono state condotte mediante le più avanzate tecniche di intercettazione – telefonica e ambientale – e l’utilizzo di sistemi di localizzazione satellitare e di videoripresa, che hanno permesso di delineare l’esistenza di un gruppo, composto da cittadini di origine italiana e marocchina, ritenuto dedito al traffico e allo spaccio di droga (hashish e cocaina), in affari principalmente a Perugia, nel quartiere di Ponte San Giovanni, a Bastia e Assisi, ma con ramificazioni anche a Spello, Bevagna, Cannara e Montefalco.
Nei confronti di uno degli indagati, sono emersi anche indizi di un suo coinvolgimento in reati di usura e tentata estorisione, perché, a fronte della cessione di cocaina, per un controvalore di 4mila euro, aveva pretso dall’acquirente, per il ritardo nel pagamento pattuito, interessi aggiuntivi con l’applicazione di un tasso annuo del 75 per cento, paventando granvi conseguenze e minacciandolo di morte in caso di inadempimento. Nel corso dell’indagine, sono stati effettuati numerosi interventi che, complessivamente, hanno portato all’arresto in flagranza di nove persone e al sequestro di oltre 40 chili di droga e denaro contante.
Il giudice per le indagini preliminari ha disposto le misure cautelari in base alle risultanze delle indagini che hanno confermato «l’esistenza di una collaudata rete criminale» e «una prolungata attività illecita, con carattere professionale, di cittadini stranieri e italiani dediti all’immissione nel mercato perugino di stupefacenti».


