Città di Castello, i 50 anni della Caritas

L’evento

Si.Sa.

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Anche il sindaco tifernate ha voluto rivolgere il proprio saluto ai partecipanti alle celebrazioni del cinquantenario della Caritas Diocesana di Città di Castello con particolare senso di gratitudine che ha condiviso, in maniera del tutto trasversale, dalla comunità tifernate tutta intera.

Un’occasione molto speciale per riflettere sul cammino percorso e per darsi lo slancio sufficiente ad affrontare un presente difficile ed un futuro altrettanto ingarbugliato. Il valore cristiano della carità è probabilmente Ia virtù che più di ogni altra permette di dialogare con culture e ideologie di diversa ispirazione, in un processo che, nel corso del tempo, vede ampliarsi gli orizzonti della comprensione, della collaborazione e della valorizzazione reciproca a fronte di un aprirsi di emergenze che, implicitamente, riguardano sempre e in ogni occasione la dimensione globale e universale delle necessità alle quali fare fronte. Presenti alla manifestazione, tenutasi presso il Teatro Comunale Tifernate, Eccellenza Monsignor Domenico Cancian, il direttore di Caritas Gaetano Zucchini, e tanti ospiti. La Caritas Diocesana di Città di Castello non ha concepito l’importante celebrazione odierna come un momento separato dalla sua più che mai intensa attività di questi giorni di emergenza bellica. Ognuno di noi sa quanto lavoro di aiuto e di assistenza si stia svolgendo in questa ore, quanto la macchina umanitaria sia in funzione, quanto anche questo Comune sia vicino alla Caritas e collabori con essa, con tutte le altre associazioni, con la Prefettura, le forze dell’ordine, le istituzioni, i cittadini, nel rispetto dei reciproci ruoli, alla creazione di quella rete umanitaria che impone la crisi generata dagli eventi bellici in Ucraina. Il tempo del lavoro e quello della riflessione creano mutua carità, scambievole dono del tempo della disponibilità e della dimensione dell’accoglienza. La carità sta sempre in questi crocevia dell’amore fra la gente e i popoli e, spesso, non si sa quale carità sia più grande, se quella di chi dona o quella di chi, ricevendo un aiuto, ha, d’improvviso, semplicemente un lampo meraviglioso di riconoscenza negli occhi”.

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