in ,

Da Twitter a Tesla, gli affari sono affari

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

PERUGIA – “Quarantaquattro gatti, in fila per sei col resto di due…”. Quarantaquattro miliardi di dollari USA per il “cinguettio” di Twitter. 1968, la data della canzone. 2022, l’offerta del fondatore di Tesla per acquistare Twitter. Miagolio, da un lato, cip cip, dall’altro. Il mondo animale non molla e si erge a protagonista anche in campo finanziario. Forse sarebbe stato più adatto il confronto tra “Usignolo” del 1957 e il citato cinguettio. Perché è noto che i gatti se incontrano un volatile, se di taglia non troppo grande…Ma contava il numero, il 44.

Un cinguettio, non c’è che dire, costoso. Che, in particolare, ha portato un bel po’ di sconquasso alla Borsa newyorkese. In particolare al listino NASDAQ, dove Tesla viene scambiata e che, causa il sensibile calo di valore del titolo azionario, anche l’indice ha sofferto non poco. La caduta della quotazione di Tesla trova anche una ipotetica giustificazione nel timore che il proprietario potrebbe optare per vendere un nutrito pacchetto di azioni, per raccogliere l’intera somma da versare al Consiglio di Amministrazione di Twitter. Cessione delle azioni che, sempre secondo le ipotesi formulate, completerebbe la somma citata in apertura, i 44 miliardi di dollari degli Stati Uniti.
Altri, invece, temono che le capacità imprenditoriali del proprietario della casa automobilistica dedita alla produzione di auto elettriche possa dedicarsi esclusivamente all’azienda in corso di acquisizione, trascurando le quattro ruote. Ipotesi poco verosimile, perché è impensabile che egli abbandoni il suo gioiello, proprio ora. A meno che esca all’improvviso un suo emulo, in fatto di investimenti, che voglia, a sua volta, acquistare Tesla. Difficile, ma mai dire mai negli affari e, in particolare, oltre Atlantico. Dove i passaggi di proprietà suon di miliardi di dollari sono non all’ordine del giorno, ma quasi.

Osservando il grafico, in effetti, non ci si dovrebbe preoccupare eccessivamente, nel valutare il prezzo di mercato segnato nella giornata in cui l’offerta di acquisto, in termini di soldoni, è stata definitivamente presentata. Di oscillazioni nei due sensi, in poco meno di quattro mesi, se ne erano già viste non poche. Anche se il grafico riporta solo quattro prezzi, per non intasarlo di nuneri e virgole.
Per contro, la quotazione di Twitter, spargendosi la voce o le ipotesi, si è neanche tanto lentamente, posizionata su quello che si pensava avrebbe potuto essere il valore dell’offerta da parte del proprietario di Tesla.
In realtà, qualche resistenza alla conclusione dell’affare esiste, forse all’interno del Consiglio di Amministrazione di Twitter. Ma è improbabile che la transazione non abbia luogo. In ogni caso, una clausola prevede anche la possibilità che la compravendita sfumi, per rinuncia di una delle due parti attualmente in contatto. Il costo non è proibitivo, visti i numeri riportati sopra. Anzi il numero, l’ormai più che noto 44 miliardi di dollari USA. In questo caso, basterebbe un solo miliardo di dollari statunitensi e tutto resterebbe immutato. Ma nessuno, probabilmente, ci crede.

Come conclusione: nulla turba l’imprenditoria di Washington. “Business is business”. Gli affari sono affari, diremmo noi. Ed è la verità. anche questa è la vita!

findazione carit

Fondazione Carit: Anna Maria Amici nel Comitato di indirizzo

Tutti a Sant’Anatolia di Narco a sentire il profumo di Primavera in Valnerina