Francesco De Rebotti, gli ultimi giorni da sindaco e quel «potenziale infinito dell’Umbria del sud»

LE INTERVISTE DI UMBRIA7| Narni e l’esplosione degli ultimi anni, le colpe della politica e il problema sanità

di Aurora Provantini

NARNI (Terni) – «Lascio un territorio più consapevole del proprio patrimonio e delle proprie ambizioni». Sono gli ultimi giorni da sindaco di Narni, per Francesco De Rebotti. Che non usa mai la parola Comune. Un interprete del territorio: «Non esiste alcun tema che possa essere rinchiuso dentro i confini comunali». Infatti la sua “visione territoriale” lo ha spinto, da sindaco, a valorizzare tutto ciò che si collega a Narni. «A volte anche a difenderlo».

«Il nostro territorio, però, ancora non riesce a ragionare insieme». E questa, per De Rebotti, è una sconfitta. «Ma aver lasciato che il patrimonio manifatturiero si svuotasse è la vera debacle – ammette – perché se da una parte la vertenza della Sgl Carbon si è risolta con il passaggio della “fabbrica dei narnesi” (l’ex Elettrocarbonium) ai cinesi, dall’altra la crisi della Treofan sembra non avere fine. E anche se l’azienda chimica insiste nel comune di Terni è sempre parte del nostro territorio, per come la vedo io».
«L’Umbria del Sud ha un potenziale infinito – insiste -. Ha un patrimonio che in tanti ci invidiano. Che non è costituito solo dalle bellezze paesaggistiche. Abbiamo le Gole del Nera e Narni Sotterranea, è vero, ma a due passi abbiamo anche la Cascata delle Marmore, il lago di Piediluco, il sito archeologico di Otricoli e l’area di Carsulae. Attrazioni turistiche vere e proprie, da cui partire per la promozione di questa parte dell’Umbria. Che però non si riescono a mettere a sistema».
E la responsabilità di chi è?
«Della politica tutta, soprattutto di quella che demolisce. Io invece sono per la politica che unisce».
Nel suo piccolo, anche se in questo caso ci riferiamo al solo comune, pensa di aver fatto di Narni una città turistica?
«È stato grazie agli interventi di riqualificazione del centro storico e dei palazzi nobiliari che tutto ciò è avvenuto. Dico sempre che Narni invece di tirare su le mura ha spalancato le porte. E’ stata capace di accogliere, nel migliore dei modi, due festival internazionali, anche perché aveva i luoghi adatti ad ospitarli. Il primo fa capo ad Anais Lee e l’altro a Cristiana Pegoraro. Ecco, quei festival un po’ mi rappresentano. Perché sono partiti da Narni e sono arrivati a Terni e ad Amelia. Hanno dialogato con il territorio, insomma».

Negli ultimi cinque anni la città è esplosa. Il centro si è riempito di ristoranti (13) e i posti letto nei B&B sono decuplicati. D’altronde gli eventi organizzati al teatro Manini, all’Auditorium San Domenico e alla Rocca Albornoz portano pubblico da fuori regione. Ma sono gli studenti universitari i veri attori di questa rivoluzione.
Narni, dunque, è anche una città universitaria?
«Assolutamente sì. Il centro storico è diventato sede dell’Università di Perugia e questo giustifica la presenza, a tutte le ore del giorno, di così tanti giovani. Le università devono stare nei centri storici, non nelle periferie. Solo così le città si vivacizzano».
E dopo che farà? Mica vorrà andare a lavorare?
Sorride, Francesco De Rebotti: «Ho lavorato, hai voglia se ho lavorato». Glielo chiedono comunque i suoi concittadini. Gli stessi che gli hanno stretto la mano per congratularsi a maggio 2012 e poi a giugno 2017, quando venne eletto sindaco a colpo “sicuro”. E che poi sono diventati i suoi amici. Perché De Rebotti ha saputo accorciare le distanze.
«A parte le battute – continua -, dedicherò un po’ di tempo a me stesso e alla mia famiglia, che per tutto questo tempo ho necessariamente trascurato».
Colpa della pandemia?
«Anche. Ha richiesto un impegno maggiore. Ho cercato di tenere unita una comunità evitando di sottoporla ad elementi di divisione, e non è stato semplice».
Progetti per il futuro?
«Non esistono progetti, esistono esperienze. Posso solo dire che fare il sindaco di Narni è stata la mia esperienza più bella».
E il tema sanità?
«Non si risolve di qua o di là di Ponte di San Lorenzo. Quello della sanità è un problema di tutto il territorio. Perché tutti i cittadini hanno diritto ad avere risposte di qualità, a prescindere da dove sono collocati. Il fatto che ci si ritrovi ancora oggi a questo punto e con la questione irrisolta dei medici di base che mancano è una responsabilità di tutti, anche la mia».

Direttori della sanità, si cambia. Novità in 4 posti su 5. Ipotesi diverso incarico per Braganti e Chiarelli. E in maggioranza scoppia la pace

pulsar

A ritmo di musica underground al “Sintesi festival”