di Marco Brunacci
In sanità ci sono questioni obiettivamente complicate da risolvere. Altre che prevedono intese con molti soggetti. E poi invece eccovi servito un dossier piccolo così, che, senza alcun motivo, che non sia pigrizia burocratica o, peggio, esercizi di scaricabarile amministrativi, resta senza una soluzione.
Si chiama Registro dei tumori. Non c’è bisogno di molte spiegazioni. Va solo ricordato che il Registro nasce per dare un aiuto a chi soffre di una patologia oncologica e alle loro famiglie.
Quando arriva la prima diagnosi si tratta di avere subito informazioni precise su dove andare, cosa cercare e quale strada percorrere. Si tratta di dare un servizio a persone che, in quei momenti, hanno bisogno di tutto.
E invece che cosa succede con il Registro dei tumori dell’Umbria? Nasce nel 2019, sembra tutto deciso, ma presto si mostra per quello che è: una enunciazione, una scatola vuota che nessuno pare avere né la volontà né il tempo di riempire.
Siamo nel 2019. Nel 2020 – si dirà – arriva il Covid. Sì, va bene, però non può essere un’attenuante buona per ogni cosa.
Se qualcuno non se ne fosse accorto nelle “segrete” del Broletto, nel profondo della burocrazia sanitaria, siamo arrivati al 2022. E non è possibile che il piccolo fondamentale dossier passi di cassetto in cassetto senza trovare uno sbocco.
Per la verità nel frattempo qualcosa è successo. Ma è stata una disgrazia: la competenza è passata all’Asl, prima se ne occupava l’Università. Nel passaggio, com’è, come non è, si è spenta la luce.
Non solo: quando – qualche mese fa – sembrava ci fosse la possibilità di uscire da questo tunnel dei ritardi, dei rinvii, perfino di una sospetta indifferenza rispetto alla questione, ecco che ci si ritrova da capo. Sembrava presa la irrevocabile decisione di costituire il pool che doveva far funzionare il Registro. E che succede? La sanità in Regione non fa il bando. Il pool continua a non esserci e non c’è una data per l’agognato evento.
L’opposizione in Assemblea legislativa qualche volta in sanità dà l’idea di tirare nel mucchio, sapendo che il tema è molto sentito e si ottengono comunque dei consensi. Ma stavolta l’interrogazione di Bori e Paparelli (Pd) è inappuntabile.
Proprio perché il dossier “Registro dei tumori” è piccolo e potrebbe essere risolto facilmente se la piantassero lì con gli scaricabarile, i rinvii, i “vediamoci tra un po’”, i “riconsideriamo il quadro normativo”. O peggio con i “ne abbiamo tante da fare”.
Questa è una risposta da dare alla gente che soffre, è una risposta che significa aprire una porta alla speranza. Possibile che nessuno si prenda, una buona volta, due ore per decidere?


