FOLIGNO – Settanta, cento euro. Il prezzo da pagare per avere il green pass ed evitare il vaccino. Un biologo, collaboratore di una farmacia, compiacente, un po’ di soldi e magicamente, anche senza aver fatto il tampone, si diventava positivi.
A quel punto, passato il periodo canonico, la verifica successiva permetteva di attestare l’avvenuta, finta, guarigione e ottenere il green pass. E’ quello che è emerso dall’indagine dei carabinieri di Valfabbrica e dai colleghi del Nucleo operativo radiomobile di Assisi che, su input della Procura della Repubblica di Spoleto, hanno condotto una meticolosa indagine, concentrando l’attenzione su una farmacia di Foligno. E successivamente, su un suo collaboratore, nei confronti dei quali, su disposizione del Gip di Spoleto, è stata eseguita una misura di custodia cautalare ai domiciliari. Indagate altre 9 persone, ma completamente estranei, sottolinea la Procura, i colleghi dell’indagato, che al contrario, hanno fattivamente collaborato alle indagini. Secondo gli inquirenti, proprio la relativamente bassa cifra richiesta per compiere il falso digitale, potrebbe aver attirato una platea di no vax piuttosto alta. I “clienti” del farmacista infedele, infatti, sono risultati tutti ovviamente non vaccinati e pronti a utilizzare questo tipo di scorciatoia pur di non sottoporsi alle dosi di siero anti covid 19. Accertamenti sono in corso per ricostruire il giro di affari ma anche il canale di comunicazione attraverso il quale domanda e offerta si sarebbero incontrati.


