di Franceco Petrelli
TERNI- Il tempo passa e se il concessionario è disposto a riprendere in mano la struttura, la manutenzione degli spazi è ferma al 17 gennaio se non prima. Una cattedrale in stato di abbandono, non riconsegnata al Comune integra come da specifica nella concessione. Nessun attrezzo a disposizione, zona benessere chiusa da più di due anni e adibita ad altri servizi, piscina esterna da verificare e parco dimenticato. Le stime per ripristinare una struttura fiore all’occhiello della città sono alte e se ci volessimo sbilanciare supererebbero i debiti accumulati in questi anni.
Siamo sicuri che il concessionario è disposto a reinvestire sulle ceneri? E quale lungimirante imprenditore si imbarcherebbe in una struttura che fa acqua da tutte le parti? I clienti abbonati sono sempre più inviperiti, si rivolgono ai propri legali e una class-action è pronta a partire. L’appeal per le piscine dello stadio è ai minimi termini e riconquistare la fiducia degli utenti sarà sicuramente difficoltoso ma non impossibile. L’estate alle porte sarà un banco di prova e la chance per ripartire dovrà passare attraverso una gestione che abbia le idee chiare, senza improvvisazioni e con uno cronoprogramma futuro.
Torniamo indietro. Il 17 gennaio 2022 appare il cartello di sospensione delle attività. Poi, prima il tribunale di Terni e successivamente quello di Roma, con l’udienza fissata per la riconsegna delle chiavi il 18 maggio per porre fine ad un’altra brutta pagina per una storica piscina tornata ai fasti dopo anni di degrado. Intanto il comune di Terni il 23 marzo, dopo l’atto ingiuntivo che intimava al concessionario la restituzione del sito, si è riappropriato delle chiavi, un gesto quello del comune con l’intenzione di procedere all’immediata ripresa delle attività. Restiamo in attesa della fumata bianca.


