di Marco Brunacci
PERUGIA – Poltronissime. A molti è sfuggito che il primo appuntamento elettorale vero non riguarda i Comuni (ultime notizie da Terni: sono date in grande calo le chance di Paparelli nel centrosinistra, per ora in salita quelle di Latini nel centrodestra), ma è quello delle elezioni politiche, con la nuova legge che taglia drasticamente il numero dei parlamentari.
Per l’Umbria ci sono 7 posti in tutto, praticamente la metà degli attuali. Vincere o perdere poco cambia. 4 alla prima coalizione, 3 alla seconda.
C’è chi ipotizza il ritorno al proporzionale entro questa legislatura. Sarebbe la prima volta che si fa una legge decisiva in pochi mesi. Quindi è ragionevole pensare che si andrà a eleggere con le coalizioni come l’ultima volta.
E allora, pronti per questo primo tango: nel centrosinistra la novità è innanzitutto che il segretario regionale Tommaso Bori si è defilato ufficialmente, conquistando così il diritto a dare la carte, contro ogni mugugno, maldipancia, attacchi di sciatica.
Però Bori avrà a che fare con il nazionale del suo partito e con i giochi di coalizione. Risultato finora acquisito: la Ascani neanche si discute, da renziana di ferro è diventata lettiana al titanio. La conferma è certa. Una buona stella potrebbe portarla in un collegio fuori dall’Umbria, ma non bisogna esagerare nel tentare la sorte.
Essendo Ascani nativa e al momento residente a Città di Castello, sembra davvero difficile che il Pd possa schierare anche Walter Verini, tifernate doc, tra i suoi candidati per posti certi (tra l’altro, secondo il sito Trasparenza, non avrebbe versato le quote al partito negli ultimi mesi). Il super veltroniano è anche al terzo mandato e ha bisogno di una deroga. Par di capire che Bori non sarà il suo sponsor.
E soprattutto Bori si sta facendo due conti su cosa chiederanno anche gli alleati di coalizione. L’Umbria intanto è terra di socialisti. Nencini resterà in Toscana e qui non viene, ma Luciano bacchetta (è anche lui di Città di Castello, va bè, però conta per un altro partito) ha rovesciato da solo (con il solo aiuto indiretto del centrodestra più scombiccherato del mondo) le sorti delle ultime elezioni comunali tifernati. È un purosangue del consenso.
Sempre ragionando di posti per gli alleati, ecco un patto che sarebbe graditissimo ai vertici romani: quello con Azione. E il candidato giusto e titolato in Umbria per i Calenda followers ci sarebbe: Giacomo Leonelli, segretario regionale, ex Pd.
Ce lo vedete però l’ex gigante rosso dell’Umbria, adesso dimagrito ma in ripresa, il Pd, che rinuncia a schierare i suoi alfieri? Il sindaco di Magione, Chiodini, grande curriculum di amministratore, si sta scaldando. Ma vogliamo dimenticarci di una Trasimeno-girl di grande avvenire come Simona Meloni
Ma al povero Bori presenteranno da Roma anche il conto per recuperare i Cinquestelle chiedendogli di candidare uno (o una). Pavanelli? Gallinella?
Il grande cuore di Bori va bè, però a questo punto anche da Roma dovrebbero darci un taglio.
Nel Ternano chi potrebbe correre per il Pd con casacca? De Rebotti di sicuro, ma dice di volersi dedicare all’insegnamento. E se ci fosse invece un’ipotesi Paparelli, non più in pole position come candidato sindaco?
Ecco ora il centrodestra: FdI dovrebbe aver risolto, Prisco va a farsi eleggere nelle Marche (dove è commissario con successo), Zaffini quindi non ha rivali, come Nevi nel Ternano, essendo l’uomo di punta dei Tajani boys in Italia (e che risolve nel contempo la questione di una rappresentanza di livello a Terni e del posto per Forza Italia e i moderati dello schieramento).
La Lega ha Caparvi che è già di fatto da considerare ricandidato. Quel che resta se lo giocano Briziarelli e Alessandrini?
E Marco Squarta, altro FdI di alto lignaggio? Lo descrivono come pronto a correre per il quarto posto (se prevale il centrodestra) in alternativa al secondo leghista. E vinca il migliore.


