Sanità, distretti, case di comunità e ospedali di comunità: l’Umbria potrebbe farne di più

Ecco le disposizioni con i nuovi criteri per rilanciare la sanità territoriale. I numeri e le possibilità di intervento

di Pino Giordano

PERUGIA – DM 71: La riorganizzazione della medicina Territoriale
Questa volta potrebbe essere quella buona (almeno si spera) per una vera(?) riorganizzazione della medicina territoriale, anche in Umbria, dopo quella del 2006 e l’istituzione delle Case della Salute volute dal Ministro Turco (L. 296/2006) e dopo quella del 2012 e l’istituzione delle Aggregazione Funzionali Territoriali (AFT) volute dal Ministro Balduzzi (L.189/2012). Entrambi purtroppo un quasi flop.

Nei prossimi giorni (mesi?) la Conferenza Stato-Regioni (la terza Camera con Montecitorio e Palazzo Madama) potrebbe approvare definitivamente il Decreto Ministeriale(DM 71), il documento che ridisegna i nuovi “Standard dell’Assistenza territoriale”. Una occasione questa che potrebbe avere un maggiore successo delle precedenti esperienze, sia per una maggiore consapevolezza da parte dei vari soggetti e sia soprattutto perché sono disponibili i 7 miliardi che il PNRR (Missione 6) ha reso disponibili per le reti di prossimità, le strutture e la telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale.

I Nuovi Standard
Il DM71 (Modelli e Standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale del Servizio Sanitario Nazionale) si propone di riorganizzare in maniera omogenea (Modelli e Standard) su tutto il territorio nazionale l’assistenza territoriale, dove tutt’ora, spesso non coordinati operano diverse strutture e diversi professionisti.
Strutture e servizi: distretti, case della salute, AFT, DSM, Consultori familiari, poliambulatori, per citare solo i principali.
Professionisti: medici di medicina generale organizzati in maniera disomogenea, specialisti ambulatoriali, pediatri di libera scelta, medici di continuità assistenziale (guardia medica), medici e personale del 118. Ma manca, e, purtroppo, continuerà a mancare una diffusa e capillare assistenza psicologica che dia risposte al grave disagio sociale che si è fortemente accentuato per l’emergenza pandemica da Covid 19.
Distretto, Casa di Comunità, Ospedale di Comunità
Al centro della nuova organizzazione continuerà ad essere il Distretto: 1 ogni 100 mila abitanti con il compito di perseguire l’integrazione tra le diverse strutture sanitarie del proprio territorio di riferimento ed assicurare una risposta coordinata ai bisogni dei cittadini. Il Distretto dovrebbe quindi garantire una risposta assistenziale integrata ottimizzando le risorse, gli strumenti e le competenze professionali per una efficace presa in carico.

Il Distretto si articola sul proprio territorio in
1) Case di Comunità (CdC) divise in hub e spoke: a) CdC Hub: 1 ogni 40-50 mila abitanti, operativi h 24, 7 giorni/7 con la presenza di medici, infermieri , un assistente sociale, operatori socio-sanitari e personale amministrativo; vi è presente un punto prelievi, un punto CUP, servizi diagnostici (ecografia, ECG, spirometria…) e servizi ambulatoriali specialistici (cardiologo, pneumologo, diabetologo…). Di particolare importanza il PUA (Punto Unico di accesso) sanitario e sociale perché finalmente si tenta di unificare sul territorio i vari servizi alla persona sia quelli sanitari che quelli social. Continua a mancare ,purtroppo, la quota di assistenza psicologica particolarmente importante in questi momenti di grave disagio sociale e psicologico b) CdC spoke: sostanzialmente coincidono con gli ambulatori dei medici di famiglia e dei pediatri che verrebbero così messi in rete ed organizzati funzionalmente per garantire anche una presenza più continua.
2) Ospedale di Comunità (OdC): 1 ospedale con 20 posti letto ogni 100 abitanti: strutture di ricovero breve, con funzioni intermedie tra domicilio e ricovero ospedaliero, con lo scopo di evitare ricoveri impropri e di favorire dimissioni protette . Una struttura a bassa intensità di cura con assistenza quasi esclusivamente infermieristica; il medico dovrebbe essere presente solo per alcune ore dal lunedì al sabato. Sarà probabilmente un questione di sola ….. Per l’idea che abbiamo di ospedale ci è difficile definire ospedali queste strutture che sostanzialmente sono unità di degenza infermieristica. Ma se così sarà, ci abitueremo.
3) Centrale Operativa Territoriale (COT): 1 ogni 100 mila abitanti con funzioni di ascolto e coordinamento a cui rivolgersi per tutte le prestazioni sanitarie e sociali di competenza territoriale. La COT è sede operativa del nuovo Numero Europeo Armonizzato (NEA) 116117. E’ un servizio telefonico gratuito attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
4) Rete delle Cure Palliative articolata in a) Unità di Cure Palliative Domiciliari (UCP-DOM): 1 ogni 100 mila abitanti e in b) Hospice: almeno 8-10 posti letto per 100 mila abitanti
5) Consultori familiari: 1 ogni 20 mila abitanti o 1 ogni 10 mila abitanti per le zone interne e rurali.
6) Infermiere di famiglia e comunità: 1 ogni 3000 abitanti. Una figura nuova con compiti prevalente di collaborazione con tutti i professionisti presenti nel territorio e con una missione orientata alla gestione “proattiva” della salute.
6) Farmacie: da semplici dispensatori di farmaci e presidi potenziano il ruolo di presidi sanitari di prossimità , dove si attivano o vengono ampliati altre importanti funzioni ( tra le quali CUP , vaccinazioni, farmacovigilanza) che possono rientrare nel ruolo di “farmacia dei Servizi”.

E l’Umbria.
L’Umbria è impegnata in questi mesi a discutere ed approvare il nuovo Piano Sanitario Regionale per il quinquennio 2021-2025. La preparazione del Piano è stata preceduta da una rilevazione approfondita delle condizioni di partenza al 2019 e riportate nel libro bianco. Nel complesso la maggior parte delle attività territoriali in Umbria risultano sotto dimensionate rispetto agli standard nazionali, come è possibile vedere dalla tabella nella quale sono evidenziate gli standard nazionali di riferimento contenuti nel DM71, le potenzialità di sviluppo per l’Umbria e gli impegni contenuti nel documento di piano sanitario, almeno per quei parametri che sono formalmente declinati. (vedi Tabella)
L’approvazione del DM 71 con le risorse messe a disposizione dal PNRR costituiranno una occasione concreta e non ripetibile. Non perdere questa opportunità dovrà essere un impegno per tutte le regioni e anche per l’Umbria.

Brunori

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