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Banca centrale, tanto tuonò che piovve. Ma poco

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

PERUGIA – Si potrebbe iniziare da un proverbio, in parte modificato: “Tanto tuonò, che piovve, ma poco”. “Ma poco”, perché alla vigilia del recente aumento del tasso di riferimento della Banca Centrale degli Stati Uniti, investitori, banchieri e operatori di mercato temevano un rialzo consistente del valore del tasso stesso, alla luce dell’incedere indisturbato del livello dell’inflazione ”made in USA”. Ma non solo oltre Atlantico, in effetti.

L’aumento è stato contenuto in mezzo punto e, dopo anni di stasi che hanno caratterizzato la politica monetaria della Federal Reserve, come altrove, l’ex tasso di sconto, denominazione cara a chi studiò anni addietro, è risalito all’1 per cento. Non all’1,25%, tanto temuto. Non perché sia tanto superiore al citato 1 per cento, ma perché sarebbe stato il segnale dell’inizio di una fase rialzista dei tassi abbastanza aggressiva. In grado, temevano in molti, di far scivolare la prospettiva economica verso un rallentamento negli Stati Uniti, ma con propagazione ovunque nel globo.

Dal 15 marzo 2020 al 16 marzo 2022 il tasso di riferimento è stato bloccato allo 0,25%, in analogia alla strategia attuata dalle altre Banche Centrali. La decisione presa il 4 maggio scorso piacque ai mercati, perché in linea con una scelta di freno alla dinamica inflazionistica, ma moderata. Pronti a festeggiare il giorno successivo, i listini occidentali facevano a gara per superare il 2% d’incremento. Ma, in questa occasione, il 5 maggio non è stato favorevole, e non si pensi all’ode manzoniana, anche se… È bastato l’annuncio di due dati statistici sempre statunitensi, relativi all’incremento del costo del lavoro, salito sensibilmente, ma a fronte di un calo non ipotizzato della produttività, per scompaginare le carte. Al punto che l’indice Nasdaq ha lasciato quasi il 5%, che non è poco, in una sola seduta di scambi. E qui il proverbio iniziale ci sta tutto, senza l’aggiunta del corsivo riportato ad inizio pagina.
Ora nasce una competizione tra i due principali settori dei mercati finanziari. Perché non solo il comparto azionario sarà condizionato dai futuri aumenti dei tassi di riferimento a livello globale. Ma, dopo anni di quiescenza, anche il comparto obbligazionario, probabilmente, potrà rialzare la testa ed offrire agli investitori rendimenti gradevoli. Non quelli negativi proposti nei mesi passati, anzi negli anni passati. Di rialzi del tasso USA ne sarebbero previsti un numero elevato. Dieci, si ipotizza. Ma ne siamo davvero certi? Possibile che con i rialzi già in essere del costo della vita, i consumi brilleranno, come niente fosse? O, forse, i consumatori stessi si limiteranno all’essenziale? Evitando, per qualche tempo, di soddisfare anche i bisogni superflui, quelli che fanno decollare effettivamente le economie locali e globali. Se si osserva il grafico riportato sopra, si potrà vedere con chiarezza come, in tempi ravvicinati la Banca Centrale USA corse ai ripari abbastanza rapidamente a fine 2018, dopo avere aumentato il tasso di riferimento al 2,50%. L’economia mandò immediatamente segnali negativi e già a luglio 2019 iniziò la marcia a ritroso che, in meno di otto mesi, fece scendere il livello dello stesso tasso allo 0,25 per cento. Nulla vieta che possa verificarsi analoga situazione. E qui ci viene in soccorso Giambattista Vico, noto per la sua teoria denominata “Corsi e ricorsi storici”, per renderne più semplice il significato più complesso.

È tempo di accumulare, probabilmente. In campo azionario, tornando al comparto tecnologico, le cui aziende hanno visto le quotazioni scendere in misura importante.
Ma anche al BTP decennale, se, come potrebbe verificarsi in tempi neppure lontani, il suo rendimento si attestasse non lontano dal 4%. Già avvicinandosi al 3,50 per cento, qualche acquisto potrebbe avere luogo, per poi proseguire, laddove in effetti il 4% di rendimento dovesse essere raggiunto. Se il grafico riportato sopra si riprodurrà, saranno investimenti con ritorno più che positivo! Un vecchio adagio pubblicitario recitava: “Meditate gente, meditate!”

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