Di AURORA PROVANTINI
NARNI (Terni) – Lorenzo Lucarelli, Pd, classe 1981, sposato con Giulia Paolocci (medico), dalla cui unione sono nati tre figli, già assessore a cultura e turismo, guida il campo largo del centrosinistra alle amministrative di giugno come candidato sindaco.
Come è arrivato fino a qui?
«La mia esperienza politica è iniziata con l’Ulivo nel 2007. In questa lista, per la prima volta, venni eletto nel consiglio comunale di Narni. Ho svolto il ruolo di consigliere nel quinquennio 2007-2012 e sono stato riconfermato nel 2012, nella lista del Partito Democratico, di cui sono stato capogruppo fino al 2017. Nello stesso anno sono stato riconfermato “bene”, nel senso che sono risultato il consigliere più votato in assoluto, e il sindaco De Rebotti mi ha affidato le deleghe di turismo e cultura. Poi la candidatura alle primarie del centrosinistra, dopo aver cercato di imparare e di ascoltare. Sono convinto che nessuno nasce amministratore e che la gavetta, l’esperienza in consiglio comunale e poi in giunta nel mio caso, siano essenziali per avere la giusta consapevolezza e conoscenza per svolgere al meglio il ruolo di sindaco. Le primarie sono state un grande momento di partecipazione democratica, quasi duemila persone hanno partecipato al voto, un grande risultato ed un’ opportunità per farmi conoscer»e.
Gli anni da assessore nella giunta De Rebotti, quanto hanno pesato nella scelta di candidarsi?
«Turismo e cultura, per lo sviluppo del nostro territorio, sono deleghe importanti. Ho coinvolto il mondo dell’associazionismo. L’ho fatto dentro l’amministrazione, con i dipendenti, che ringrazio, cercando di valorizzare le loro grandi capacità e la loro professionalità, la voglia e la curiosità, pari alle mie, di immaginare e creare progetti nuovi ed ambiziosi. Lo abbiamo fatto insieme, quindi, nel modello di gestione dei contenitori del centro storico, nell’avventura del “Festival della sociologia”, nell’organizzazione dei tanti eventi, nella promozione del territorio. Ascolto, confronto, coinvolgimento e condivisione, sono passaggi fondamentali per la realizzazione dei progetti. In questi cinque anni ho capito che il lavoro, le passioni, i progetti, quando sono condivisi, sono più forti e più ambiziosi».
Da dove partirebbe, se venisse eletto sindaco?
«Dal bando per la gestione del recuperato patrimonio delle Gole del Nera. E dalla cantierizzazione e messa a terra di alcune opere già finanziate e progettate come piazza Garibaldi, il centro civico di San Liberato, le zone 30 di Narni scalo estese. Rilanciando il tema dei progetti del territorio in ottica Pnrr».
Il territorio di Narni ha un potenziale infinito, che parte dalle Gole del Nera e arriva fino alla Cascata delle Marmore, perché non è circoscritto ai confini comunali. Si riuscirà mai a far dialogare le tante attrazioni turistiche?
«Si sta già lavorando in questa direzione. Con il biglietto integrato che da modo ai visitatori di accedere a tanti siti turistici. Uno dei progetti che mi hanno visto protagonista è “Terre dei borghi verdi” che coinvolge ventuno Comuni dell’Umbria del Sud. L’obiettivo è mettere a sistema le bellezze di questa parte dell’Umbria, dal momento che i flussi turistici, come testimoniano i dati del 2021 sono notevolmente aumentati e spalmati in tutti i periodi dell’anno, ma vanno ampliati nei giorni di permanenza».
Parliamo di sviluppo industriale, non solo di turismo.
«Ci impegneremo a supportare le aziende nel processo di trasformazione green della produzione e del prodotto, recuperando aree non più produttive, che possono tornare ad ospitare attività che fanno della sostenibilità il loro punto qualificante».
Quando era assessore alla cultura, la città di Narni ha accolto, nel migliore dei modi, tre festival internazionali: due di musica e uno di sociologia. Cos’altro potrebbe nascere nel borgo medievale, di attrattivo?
«Aggiungo “Narni Citta Teatro Festival”, nato durante la pandemia di cui vado molto fiero. E siamo pronti ad accogliere eventi che possano innalzare li livello qualitativo dell’offerta culturale della nostra citta ad ogni momento. Eventi che portano sviluppo culturale e che muovono l’economia».
E l’ Università che ruolo ha in tutto questo?
«L’università non ha ruolo nell’agenda politica, lo ha ormai nel vissuto quotidiano. A noi sta il compito di attenta cura e mantenimento, ampliamento di spazio per i servizi che già caratterizzano l’intero centro storico. L’università deve stare nel cuore delle città, perché le città ne traggono beneficio sociale, culturale, economico. Laddove si adottano principi diversi, il sistema entra in crisi e penso che questo riguardi il tema del Polo di Terni. Spero che gli investimenti garantiti dal Pnrr possano essere uno spartiacque, ma è mancata la condivisione delle strategie e la valorizzazione dei punti di forza e delle peculiarità sia didattiche, che formative, che di servizio. Su questo punto, da sindaco, intendo incalzare le altre istituzioni per tracciare uno scenario diverso e più ambizioso».
Quale valutazione dà dell’esito delle primarie?
«Le primarie, fortemente volute dalla coalizione, sono state un momento estremamente importante. Un segnale di rinnovata partecipazione da parte dei cittadini che hanno aderito alla Carta d’Intenti ed hanno democraticamente scelto il loro candidato sindaco».
Ci spiega da chi è sostenuto?
«Da una coalizione di un centrosinistra rinnovato, più ampio, aperto al civismo. L’eterogeneità, la differenza è un valore aggiunto positivo, non una penalizzazione. L’importante è condividere e lo abbiamo fatto fin dalle Primarie aperte, un quadro di valori democratici condivisi e poi una proposta progettuale e programmatica partecipata e quindi anch’essa condivisa. La politica ha bisogno di ritrovare questo piano di azione, sui valori fondanti e poi sulle scelte da compiere in coerenza».
E con i 5 stelle?
«Con loro c’è un rapporto proficuo, leale, basato sui contenuti così come con le altre forze politiche e civiche».
Rifondazione, però corre da sola, come mai?
«Da tempo, non è una novità».
C’è il rischio di una frantumazione del centrosinistra?
«Assolutamente no. Credo che la nostra la comunità sia coesa e in grado di valutare esperienza, competenza e passione. Il resto è politicismo che appassiona pochi».
L’economia narnese ha subito un processo di riconversione, non senza effetti negativi, come il calo demografico.
«L’economia narnese si è trasformata ma ha mantenuto la sua vocazione manifatturiera di qualità. L’approccio green nei processi di produzione l’ha semplicemente rinnovata. E sta iniziando ad esplorare le opportunità del giacimento della economia del turismo e dei servizi, percorso che va assolutamente sostenuto. Ritengo che la demografia sia un indice sociale e non economico, segnale di un fenomeno molto più ampio».
Parliamo delle partite che non sono state chiuse, come il Castello di San Girolamo.
«Non chiuse da un’incredibile vicenda giudiziaria durata dieci anni, ripeto dieci anni, finita nel nulla come prevedibile e che ha sottratto alla comunità narnese la possibilità di vedere recuperato quel bene. Ci siamo già attivati per capire le intenzioni del proprietario privato e siamo pronti a sostenere iniziative che possano valorizzare e riqualificare il castello».


