Palazzo Spada (foto Settonce, riproduzione riservata)
Palazzo Spada (foto Settonce, riproduzione riservata)

Tredici milioni e mezzo di debito: il Comune di Terni sul baratro di un nuovo dissesto? Le paure del M5S

Una situazione che i pentastellati definiscono “critica”

di Luca Ceccotti

TERNI – Nuvole nere aleggiano sulla tenuta finanziaria di Palazzo Spada. La sentenza 41/2022 della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti dell’Umbria, che parla di 13 milioni e mezzo di euro di debiti, rischia infatti di condurre il Comune di Terni in una posizione estremamente critica, almeno secondo le paure e i dubbi sollevati dagli esponenti del Movimento 5 Stelle.

Ricordiamo che la sentenza in questione è inerente al ricorso del Comune contro banca Unicredit per la restituzione da parte di quest’ultima di 12 milioni e 521 mila euro circa come anticipazione di tesoreria inerente all’esercizio per il 2017. La Corte dei Conti dell’Umbria ha accolto parzialmente il ricorso, obbligando Unicredit a restituire la somma di 370,923 euro al Comune di Terni quali interessi non dovuti sull’anticipazione, respingendo al contempo la richieste di restituzione totale dell’anticipazione stessa.

In una nota, il Movimento spiega come “le paura già espressa a ottobre 2020 oggi sono divenute realtà”: «Due anni fa dicevamo di inserire l’anticipo di tesoreria nel bilancio comunale, ma l’amministrazione non ha voluto ascoltarci. Ora i nostri timori trovano riscontro. Una situazione che fino all’ultimo questa giunta ha cercato di nascondere, non inserendo questi debiti nel bilancio ordinario dell’ente».

I pentastellati lamentano “poco ascolto” da parte dell’amministrazione Latini, che a detta loro li avrebbe più volte tacciati di “inutile allarmismo e rimpallo di responsabilità”: «Noi abbiamo chiesto di condividere responsabilmente un percorso per evitare ai ternani un secondo dissesto – continua la nota -. Ma questa amministrazione ha preferito far ricadere interamente su di sé la responsabilità di questo fallimento, trincerandosi dietro un’ostinata certezza fondata su pareri che non avevano alcun riscontro su quanto previsto dal Tuel».

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