di Gianluca Tuteri, pediatra e vicesindaco di Perugia
PERUGIA – I nonni sono comparsi con l’Homo sapiens circa trentamila anni fa. Prima si viveva troppo poco perché venisse raggiunta l’età minima per essere nonni sul serio. Per vedere cioè crescere i nipoti, per fare qualcosa per loro.
E da quel momento lì, proprio per la “nascita dei nonni”, la storia e l’evoluzione dell’uomo sulla terra ha avuto uno scatto e una progressione inarrestabile. Sono i nonni che, con la loro “nascita”, hanno permesso alle generazioni che si sono succedute di non ricominciare sempre da zero ma di avere memoria, invece, delle esperienze, delle conoscenze, delle conquiste via via maturate. «I nonni hanno fornito e forniscono abitualmente risorse economiche e sociali ai discendenti, aumentano il numero dei figli che questi riescono ad avere e la sopravvivenza dei nipoti; inoltre trasmettono informazioni sia culturali sia ambientali (piante velenose, modo di trovare l’acqua) sia tecnologiche (tessitura, costruzione di strumenti, intreccio di vimini per fare le ceste); e, ancora, nelle famiglie multi-generazionali, l’istruzione, in generale, e in particolare le storie e l’attitudine a seguire comportamenti solidaristici in caso di bisogno, trovano un maggior numero di operatori attivi, di “insegnanti” o di “educatori”». Il valore dei nonni è quindi diretto, concreto, personalizzato per i nipoti e, nello stesso tempo, universale, prezioso, irrinunciabile per la sopravvivenza e la crescita di tutta la società. I nonni agiscono il sentimento dell’accoglienza e ce ne trasmettono il valore; i nonni giocano e ci lasciano l’idea che si nasca con il diritto di farlo; i nonni viziano così come tutti avremmo bisogno, nipoti e società, di essere viziati un po’: quel tanto e in quel modo che serve per essere rassicurati sulla propria importanza, sulla propria centralità, sul fatto che il mondo è anche e indiscutibilmente il mondo di ognuno di noi. I nonni osservano, sorridono ma soprattutto insegnano. Anche quando non se ne accorgono: con la credibilità e l’autorevolezza di chi condivide anche le fragilità e le inquietudini: poco importa che siano quelle della vita che finisce o quelle della vita che è solo all’inizio del suo percorso. Forse è ancora una volta all’aiuto dei nonni, al loro sapere, all’esempio della loro inalienabile attitudine all’accoglienza e alla condivisione, che noi società, noi politici, noi genitori dovremmo ispirarci: per sopravvivere, per vivere bene, con la serenità dei giusti, e per progredire. Del resto, non avete anche voi la certezza che se il Padre Eterno fosse stato il nonno (e non il padre) di Gesù non avrebbe permesso che lo mettessero in croce?


