di Marco Brunacci
PERUGIA – L’incontro era per segnalare, una volta di più, quanto delicata sia la situazione dell’edilizia, prima aiutata e poi lasciata a metà del guado col bonus 110%. Da artefice della ripresa e motore di sviluppo al rischio bancarotta di oggi. Ed è uno dei meriti della Cna aver fatto presente la questione in tutti i tavoli possibili.
Ma i veri dati esplosivi riguardano la crisi demografica, dove l’Umbria è battistrada in un Paese che di suo è già in fondo a tutte le classifiche mondiali.
Non si fanno più figli e questo dato, da nota di costume, è diventato allarme sociale ed economico.
Leggete qui di seguito i dati della, ricerca Cna-Cresme: dal 2011 al 2021 gli umbri sono 30mila in meno. La grande crisi è del 2011 e se si prova a fare una proiezione, anche senza drammatizzare, ecco che nel 2041 è lecito attendersi che l’Umbria avrà 140 mila abitanti in meno.
Ma ci sono dati ancora più allarmanti. Il 2020, primo anno Covid , è finito con un saldo negativo di 5700 morti in più rispetto ai nati. Si, va bene, ma c’era il picco del Covid. E però nel 2019 il Covid non c’era e quale è stato il saldo? 4800 morti in più rispetto ai nati. Uno depauperamento della società evidente, con figli che non nascono più, ai quali si aggiungono giovani che preferiscono lasciare la regione per aver maggiori opportunità e borghi che si spopolano senza esser compensati (come succedeva nel passato) da rientri o da trasferimenti da altre regioni.
Qualcuno obietta che comunque noi viviamo adesso e che del futuro in ogni caso non v’è certezza?
E’ vero che gli effetti più nefasti della crisi demografica si faranno sentire (chi pagherà per le pensioni?) nel medio periodo. Ma non ci vuol d’essere dei grandi economisti per vedere da subito gli effetti sul commercio, sull’edilizia abitativa e sui servizi, destinati a essere sempre più cari.
Su questo fronte si dovranno concentrare le energie se non si vuol malamente soccombere. Per questo ha un significato economico e non solo sociale ogni intervento a favore delle famiglie e della natalità (quelli decisivi dalla giunta regionale vanno nella giusta direzione, anche se per forza di cose sono limitati).
Per il resto cose dall’incontro sono emerse cose che già si conoscevano e che comunque fanno sempre impressione.
La ripresa economica dice la ricerca Cna-Cresme registrata nel 2021, e nei primi mesi del 2022, è merito “in maniera determinante” – dice Cna – delle costruzioni, settore che conferma quindi il suo ruolo “trainante” ma che ora rischia lo stop per varie cause come l’aumento del costo delle materie prime e il blocco della cessione del credito in seguito ai quali si teme uno stop “non solo per il superbonus, ma anche quelli minori, che in Umbria nel 2021 hanno giocato un ruolo di primo piano nella ripresa”. Da qui la necessità di un ripensamento ragionato e ragionevole di tutta la materia per evitare di fare danni irreparabili.
La presentazione della ricerca, che si è svolta alla presenza della presidente della Regione, Donatella Tesei, del segretario nazionale della Cna Sergio Silvestrini, del presidente di Cna Umbria Michele Carloni, di quello del settore costruzioni Emanuele Bertini, del direttore Cna Umbria Roberto Giannangeli e del direttore del Cresme Lorenzo Bellicini.
E a proposito di crisi demografica «che attanaglia l’Umbria da 10 anni – ha affermato la presidente della Regione Donatella Tesei – a questa stiamo rispondendo da quest’anno finalmente in maniera organica e strutturale, attraverso un ampio sistema di sostegni alle famiglie. Basti pensare alle misure a favore dei nuovi nati (Bonus bebè), a favore delle neo mamme, (con un accompagnamento economico nel primo anno vita del bambino), nonché ai bonus asili, alle borse di studio per ragazzi delle scuole primarie e secondarie, al bonus campo estivo e alla no tax area nonché borse di studio per gli iscritti all’Università. Misure che accompagnano bambini, ragazzi, giovani ed in definitiva famiglia nell’arco della crescita e che rappresentano un poderoso insieme di provvedimenti mai messo in campo prima, i cui risultati si vedranno nei prossimi anni». «Altro tema su cui ci siamo adoperati è quello di ritrovare attrattività – ha continuato la Presidente – ed abbiamo rilancio turismo, Aeroporto, intercettato 4 miliardi per le opere infrastrutturali e 1,6 miliardi del Pnrr: tutte misure che creeranno ora e nei prossimi anni condizioni abilitanti, del tutto nuove, per le imprese della regione. Nello specifico del settore edilizio, ritenendolo strategico perché acceleratore di breve periodo dell’economia, va sottolineato come solo dal nostro insediamento sia iniziata la ricostruzione post sisma 2016, oggi la più avanzata del cratere, e come siano stari pianificati 314 milioni di investimenti Ater per l’edilizia residenziale, oltre alle misure Pnrr (che riguardano scuole, periferie ecc), tutti provvedimenti che saranno in grado di sostenere il settore in Umbria. Un approccio che nasce da politiche che non pensano solo all’immediato futuro ma che a si basano su una visione di lungo periodo».


