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No di Confcommercio all’impianto di essiccazione fanghi a Terni

Dura e pura la posizione dell’associazione di categoria

TERNI – Quale Terni! Con lo stravolgimento degli stili di vita, le trasformazioni economiche, l’invecchiamento della popolazione, la città ha bisogno di essere reinterpretata. E solo partendo da una nuova visione d’insieme potranno essere progettati percorsi di rigenerazione urbana virtuosi in grado di innescare processi di dialogo tra le persone favorendo una ampia partecipazione di comunità.  Confcommercio Terni lancia il modello di “sviluppo intelligente”: «Aggregare istituzioni, cittadini ed imprese con l’obiettivo di migliorare ed elevare lo standard di vita cittadino». Senza l’aggiunta, “of course”, dell’impianto di essiccamento fanghi per tutta la regione.

«Sentiamo forte, come Confcommercio Terni, l’esigenza di rafforzare e migliorare la dimensione economico-produttiva della città». L’associazione di categoria  ritorna sull’importanza di rivitalizzare il centro cittadino, di guardare alla questione ambientale, di ripensare il rapporto con la grande fabbrica, le infrastrutture, la formazione e l’Università:  “driver” sui quali costruire una azione comune.

Questo per dire anche altro: per opporsi  alla collocazione a Terni del maxi impianto di essiccamento fanghi a firma del Servizio Idrico Integrato, a ridosso del centro cittadino.  «Via Vanzetti già ospita impianti che trattano rifiuti. Nella stessa zona insistono  esercizi commerciali, artigianali, produzioni alimentari che sicuramente non ne gioverebbero. Anzi ne risulterebbero danneggiati».
Tradotto: «Terni merita di più». «Soprattutto non si merita di diventare il terminal di conferimento dei fanghi di depurazione di tutta la regione Umbria».

Sebbene Confcommercio si dichiari favorevole ad una economia circolare, questa non può essere penalizzante per la Conca: «Ingolfare un’area cittadina con un ulteriore impianto, facendolo passare come una conquista meritoria, appare una decisione priva di fondamento, magari ispirata da logiche economiche pur comprensibili, ma comunque scarsamente rispettosa di un territorio e dei suoi cittadini». No secco  all’impianto di essiccamento fanghi. 

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