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Terni, la biodiversità della “Valle Incantata”

Le opere dei grandi protagonisti del Grand Tour sono testimonianza della ricchezza ambientale del territorio della Valnerina

di Aurora Provantini

TERNI – “La foresta lungo il fiume”. L’opera di Martin Verstappen (1773-1852), artista olandese che seguì le pratiche di lavoro degli stranieri in Italia, dipingendo “en plein air” la valle del Nera, coniuga la descrizione di un paesaggio reale con l’emozione che si prova a farne parte. Un luogo, il bosco di Papigno, più volte protagonista dei fogli degli artisti del Gran Tour, in cui i due frati in cammino presenti nel quadro, suggeriscono l’evocazione di un ambiente appartato.

«Un tema, quello di Verstappen, che ritorna nell’opera di Carl Blechen, raffigurante due monaci sotto un tetto di fronde altissime, nel bosco di Papigno, placidamente intenti a conversare». Lo storico dell’arte Paolo Cicchini, ha dimestichezza con le opere che ritraggono la verde Umbria. «Quando Blechen, nel 1828 parte per l’Italia, scopre paesaggi catartici nella val Ternana, dove si ferma a lavorare “on the spot” tra Narni e Terni». Cicchini indica il “Paesaggio nei pressi di Terni” dell’austriaco Joseph Anton koch (1768-1839): «L’opera ci pone di fronte ad uno spaccato di vita nel quale l’elemento agreste si coniuga con la realtà della fabbrica: una città turrita, il fumo che sale dal camino dell’officina e i contadini intorno, alcuni intenti al lavoro dei campi e altri protagonisti di un idillio. Un quadretto d’amore: una giovane donna, in groppa all’asino, con un cesto poggiato sulle ginocchia, ascolta compiaciuta il canto dello spasimante che la segue. La scena si svolge sopra un ponticello che attraversa un corso d’acqua tranquillo, dove nuotano i cigni. A poca distanza, due contadini avanzano a dorso d’asino. Sulla destra del quadro, una coppia di buoi trascina docile il carro che altri hanno riempito dei prodotti della terra».

Tanti sono i pittori che hanno trasmesso con le loro opere le emozioni di ambienti di natura d’una sublimità assoluta (tra questi Philipp Peter Ross, detto Rosa da Tivoli). Senza trascurare, comunque, di porre in risalto le creature più umili che vi abitano: le tante specie di piccoli animali che contribuiscono a fare di quei luoghi una valle incantata. «I quadri che i grandi viaggiatori del Grand Tour hanno dedicato alla valle del Nera – argomenta Cicchini – pongono in giusta evidenza oltre alla Cascata delle Marmore, regina acclamata e senza rivali della Valnerina, anche gli spazi di natura che alla nostra Cascata, appunto, fanno da cornice. Quei dipinti ripropongono l’incanto di un’Arcadia lontana e, grazie ad essi, ritrovata. Anche Jacob Philipp Hackert, nel “Ponte di Augusto”, fa della propria opera un idillio: il pastore siede su una roccia, con le capre a distanza, sulla riva del fiume e una coppia di buoi con le zampe affondate nell’acqua tranquilla». L’idea di riportare quella fauna sulle sponde del Nera, non viene a caso. Nasce da un progetto che intende restituire alla “Valle Incantata” la sua originale bellezza. «E perché questo avvenga – chiarisce Cicchini – occorre riprodurre lo stesso habitat, ripopolare le rive, far tornare la ballerina gialla, la capinera, il merlo acquaiolo, il picchio muratore. Ci sono una fauna ed una flora ricchissima, nei luoghi interessati al grande getto d’acqua. E c’è un patrimonio che meriterebbe di essere sempre più approfondito».

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