A.P.
TERNI – A Palazzo Spada nessuno ha fatto 13. Tredici sono i milioni che la sentenza di maggio della Corte dei Conti ha stabilito che devono essere messi nel bilancio ordinario, in quanto di Unicredit, che prima del dissesto svolgeva funzioni da tesoriere.
Gli oltre 10 milioni non vanno dunque nel monte del dissesto come sostenuto dal 2018 ad oggi dalla giunta Latini.
E a questo punto lunedì 18 luglio le minoranze hanno ottenuto una seduta tutta dedicata al tema dei 13 milioni che al momento mancano.
Senso Civico, Cinque Stelle, Pd e Terni Immagina chiedono, al grido «Mettiamo in sicurezza i conti dell’Ente», un immediato piano di riequilibrio.
Lega, Fdi, Fi e Terni Civica si oppongono: «Il Comune ha fatto ricorso, aspettiamo gli esiti prima di stracciarci le vesti e di dar luogo a un’altra manovra lacrime e sangue».
Lunedì pomeriggio in aula, comunque, una rappresentazione di una vicenda complessa e di un equilibrio finanziario che, a quasi cinque anni dal dissesto, continua ad essere molto delicata.
Il sindaco Latini ha ricostruito tutti i passaggi dei 13 milioni rammentando che il Comune, prima della sentenza avversa, aveva avuto dalla sua pareri favorevoli del Ministero e della stessa Corte dei conti. L’assessore al bilancio Orlando Masselli è salito di temperatura ascoltando le argomentazioni delle opposizioni.
«L’attuale amministrazione – hanno detto le minoranze – più che sul risanare si è applicata nello spendere, non contabilizzando adeguatamente l’anticipo di tesoreria, utilizzando a piene mani i residui attivi dei mutui contratti e non spesi dalla amministrazione Di Girolamo».
La tesi delle opposizioni è che il risanamento parziale potrebbe dar luogo, tra qualche mese, a nuovi buchi di bilancio.
L’assessore Masselli ha sbottato, ha parlato di mistificazioni. Il centrodestra ha picchiato duro con un comunicato che parla di dissesto delle sinistre che non vedono l’ora di mettere di nuovo le mani nelle tasche dei Ternani.
Parole infuocate in un’aula con aria condizionata anni 70. Agli esiti del ricorso, primavera 2023, forse il clima si stempererà.


