Speculazioni à gogo

L’analisi di Angelo Drusiani

di Angelo Drusiani

TERNI – Partiamo dal basso, o dall’alto, a seconda di dove si è seduti, e di dove si trova il palcoscenico. Nel senso che partiamo dai mercati finanziari, almeno una volta. Perché molte testate giornalistiche hanno riportato una notizia di fonte inglese, secondo cui un gruppo di Fondi investimento, definiti speculativi, avrebbe in animo di utilizzare il mercato dei cosiddetti “derivati”, per far scendere anche i prezzi di mercato dei BTP decennali, utilizzando gli strumenti “derivati” stessi. Situazione che, se avesse successo, costringerebbe il Tesoro di casa nostra ad aumentare i tassi d’interesse, in fase di aste per il collocamento dei titoli di Stato, per adeguarli a quelli di mercato.

Non è successo nulla, al momento, ma non ci si dimentichi di quanto si verificò nel 2011, quando il Governo in carica finì per dimettersi, per un caso abbastanza simile, ancorché con motivazioni differenti. L’intento di chi pone in essere simili strategie, di carattere quasi sempre speculativo, è di vendere un elevato numero di “futures”, in modo tale che la loro quotazione possa diminuire via via, per poi ricomprare gli stessi prodotti venduti, pagandoli molto meno. Naturalmente, nulla è garantito, ma, non di rado, la citata strategia ha successo e chi ha venduto, per poi ricomprare, festeggia, mentre l’emittente dei titoli si trova a pagare, almeno temporaneamente interessi superiori, quando si rivolge al mercato, per vendere i titoli di propria emissione. In questo caso, chi paga direttamente è il Dipartimento del Tesoro italiano, ma indirettamente noi tutti. O, in realtà, chi paga le sontuose tasse in vigore nel nostro Paese! Al di là di queste considerazioni tecniche, a me infastidisce che, in presenza di inflazione molto alta, di una guerra nel Vecchio Continente, si debba porre in essere, sempre che non si tratti di una vicenda immaginata ma non realizzata, anche situazioni di questo tipo!
Non bastasse, dagli Stati Uniti, dove si trovano riuniti i massimi esponenti dei mercati finanziari, nella città di Jackson Hole, l’indicazione “perentoria” che le Banche Centrali non abbandoneranno l’attuale strategia di aumento dei tassi ufficiali, allo scopo di riportare il livello del tasso d’inflazione verso il 2%. Un calo di circa sette punti, se si parte dagli attuali valori d’incremento del costo della vita nei Paesi occidentali del Pianeta. Ho scritto solo una settimana fa che sarebbe opportuna la nascita di una fattiva collaborazione tra chi guida le Banche Centrali stesse e la classe politica dominante, quella degli Stati Uniti e dei suoi alleati, affinché situazioni assai incerte con cui conviviamo, immaginate quale!, abbiano termine. Il sistema finanziario, da solo, potrebbe risolvere il problema, ma con molta gradualità, o lentezza, fate voi.
Di autunni caldi, soprattutto dal punto di vista politico, ne abbiamo attraversati tantissimi in passato. In prospettiva, potremmo convivere, come da più parti è stato detto e scritto, con una fine d’anno ed un inizio 2023 di difficile lettura. Per le aziende, in primis, e, a cascata, per le persone e per le famiglie. Il Presidente della Repubblica francese ha giù messo in chiaro che i “fasti” degli anni passati saranno, per un certo periodo di tempo, un ricordo ed ha trovato molti contestatori. Perché sostengono, questi ultimi, che si crea troppo pessimismo e si rischia di peggiorare ulteriormente il quadro economico e politico. Da noi la campagna elettorale, che qualcuno vorrebbe fermare, non sorvola le ipotetiche difficoltà, ma neppure le enfatizza. E forse è preferibile.
Troppo serioso, questo pezzo, e non mi appartiene, ma, a volte, la realtà va affrontata, anche se è dura da comprendere. A dire il vero, la si comprende benissimo, ma non la si vuole affrontare, a mio parere, come si dovrebbe. “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare.” Dove si puote sappiamo dove sia. E sappiamo anche che ciò che si vuole è ciò che si vede. Pazientiamo, si puedes!

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