di Sebastiano Pasero
TERNI – Ormai l’incubo per i presidenti del calcio dilettanti non sono i centravanti avversari ma le bollette. Fanno molta più paura i costi dell’energia elettrica che i gol incassati.
Avvio di campionato da incubo per il calcio che è mosso dalla passione e dal volontariato. Allenamenti della prima squadra, scuole calcio per i ragazzini vogliono dire torri faro accese sui campi. Tra un paio di mesi alle cinque del pomeriggio farà buio e vai con la luce.
Paolo Garofoli, patron della Narnese, è già entrato nell’incubo energetico: «L’aria che tira ce l’ho chiarissima sia per la mia azienda che per la società sportiva. Di energia elettrica solo per le pompe per irrigare i campi questa estate abbiamo speso il doppio rispetto al 2021. Non oso pensare quando occorrerà illuminare i nostri tre, quattro campi che utilizziamo, il Sant’Anna, il San Paolo e il San Girolamo che sta per riaprire. C’è un problema nazionale che riguarda tutti, dal mondo produttivo agli spazi di sport e sociali. Va sicuramente affrontato».
Sandro Corsi, presidente dell’Olimpia Thyrus, è un combattente: «Non è nel mio stile piangere né minacciare chiusure ma certo che la questione dei costi energetici rischia di essere drammatica. Abbiamo quasi 400 ragazzini, prima delle 16 gli allenamenti non possono iniziare per gli impegni scolastici è chiaro che servirà illuminazione. Impensabile riversare i costi sulle famiglie, noi facciamo di tutto per tenere la retta bassa, quest’anno abbiamo aumentato da 45 a 50 euro ma con i cinque euro non copriremo certo gli aumenti delle utenze. Noi con le fusioni ci siamo dovuti fare carico di impianti problematici da mantenere. Da anni già abbiamo il problema dell’acqua con le tariffe della Sii che ci discriminano rispetto ai nuclei familiari. Se paghiamo le bollette non possiamo investire sulle strutture e sulle attività. È a rischio un mondo. Forse è tempo di smetterla di lasciare le società di calcio nelle mani delle burocrazie e delle bollette».
Cristiano Castellani, Campitello: «A luglio senza fare attività abbiamo speso 1.850 euro di utenze elettriche. Un botto. Non oso pensare che cosa accadrà quando utilizzeremo gli impianti dalle 3 del pomeriggio alle 8 di sera. Il problema è evidente. Non è un problema della singola società sportiva ma di tutto il mondo dello sport. Serve un intervento delle istituzioni sportive e di quelle di governo. Se 300 ragazzini – parlo dei nostri – rimangono chiusi dentro casa c’è un problema sociale».
Serve energia. E non è un richiamo gridato dal mister alla propria squadra in difficoltà.


