di Marco Brunacci
C’è una chiave di lettura umbra in un evento mondiale come quello dell’incontro del Papa con i giovani economisti ad Assisi per “The Economy of Francesco”? Proviamo.
Intanto frate Francesco è – come dire – patrimonio dell’Umbria e la sua visione dell’economia fonte di ispirazione.
Dice Papa Francesco: «Leggendo Francesco, attualizzandolo, si vede che la eredità del suo pensiero gira intorno all’idea di oggi dello sviluppo sostenibile, la Terra e le sue risorse non vanno depredate, ma usate con lungimiranza».
Ma il discorso di Papa Francesco non è scontato: sostenibilità non è solo rispetto dell’ambiente ma progetto, che gira intorno all’uomo, il quale deve essere saldamente al centro di ogni scelta.
Non è un caso che un posto speciale viene riservato alle imprese che devono – ecco uno dei punti chiave dell’intervento di Papa Francesco ad Assisi – creare lavoro, lavoro dignitoso, retribuito bene e con la ragionevole previsione di una retribuzione in crescita.
Se uno volesse fare un discorso più politico potrebbe azzardare ad affermare che è questo è un atteggiamento diverso da chi progetta un welfare che arriva a sostituire il lavoro con un reddito legato alla cittadinanza.
Ma va detto subito che il discorso del Papa è su un livello molto diverso: infatti, senza concessioni a generico pauperismo, apprende da frate Francesco la lezione di come si può combattere la povertà con le intraprese e i contatti – che il frate umbro manteneva – con i commerci dell’epoca, scegliendo però per sè il voto di povertà assoluta. Ma il Papa punta il dito su quello che della lezione di Francesco si è perso oggi: «I poveri – dice – vanno stimati, come venivano stimati da Francesco, e non lo sono più».
Fare tutto quello che si può per combattere la povertà, ma «stimando» i poveri. Cosa cambia, nella pratica dell’economia quotidiana, del welfare, della produzione, dell’assistenza, della politica, se «si stimano i poveri»? Ecco un tema di riflessione di rilievo.
Come un tema è sicuramente l’idea di preferire, sempre e comunque, le ragioni dell’economia reale, quindi delle imprese che agiscono sul sistema produttivo e creano lavoro, rispetto allo strapotere della finanza. Anzi della «gassosità – dice – della finanza».
Ancora sul lavoro, un passaggio importante che ricollega alla riflessione che si sta facendo in Umbria (all’ultimo summit della Cna, negli incontri in Regione): «Cari giovani economisti – dice il Papa – impegnatevi nelle vostre riflessioni, ma non dimenticate quanto sia importante apprendere un mestiere, oggi anche più di ieri». Un autorevolissimo intervento per il Festival della concretezze di qualche giorno fa.
All’incontro sulla The Economy of Francesco teneva molto la governatrice Tesei, per sottolineare su Facebook, con dichiarazioni e un video, le affinità nella sua azione di governo con tutta una impostazione.
Non è un caso che imprese come Aboca, Conad, Listone Giordano, si siano unite alla Regione per dare un segnale: un progetto per la sistemazione, l’ampliamento e la cura del bosco dell’Eremo delle Carceri, affidata alla società partecipata Afor.
La tesi di Tesei: «L’Umbria è la terra del vero modello dell’umana sostenibilità, un modello in cui vi sia una connessione sempre più forte tra uomo, ambiente, salute ed economia». Con un corollario non detto, ma evidente, che ci riporta in cima al nostro discorso, alla chiave di lettura umbra di un evento di valenza mondiale. Ecco qua: non è un caso che Francesco nasce in Umbria e in Umbria non viene dimenticato, con il suo insegnamento anche economico.


